Mentre Obama negli Stati Uniti minaccia sanzioni pesanti contro la Russia, dall'altra parte si stanno attivando, in previsione dei "necessari" appoggi internazionali, "strategie di riavvicinamento" a Paesi storicamente molto vicini alla Russia stessa, e Cuba sembra giocare un ruolo di primo piano in tutto ciò.

La questione ucraina si sta aggrovigliando sempre di più, e, a quanto pare, i canali prettamente diplomatici per la soluzione indolore della crisi si sono improvvisamente inceppati. Stamattina, con un lungo e dettagliato articolo scritto "a tre mani" da Jay Solomon, William Mauldin e Colleen McCain Nelson sul "The Wall Street Journal", sono state sottolineate le posizioni sia del Presidente Obama sia dell'Europa.

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Obama sembrerebbe avere una linea d'azione abbastanza precisa, annunciando che "saranno imposte nuove sanzioni da parte degli Stati Uniti contro la Russia, e che lunedì prossimo sarà presentato un elenco dettagliato di aziende su cui agire, nel tentativo di fare pressione su Mosca".

Gli autori dell'articolo sottolineano però che il "decisionismo" di Obama risulterebbe alla fine piuttosto annacquato dall'Europa, che, essendo legata all'approvvigionamento dell' energia russa, dimostrerebbe un certo "nervosismo" nei confronti della sanzioni americane, perché essa ci terrebbe pochino a "bruciare i ponti con il Cremlino". In effetti, le sanzioni previste dal Governo Americano non sembrano tanto leggere, perché prevedrebbero il "divieto di viaggiare in Russia, il congelamento dei beni nei confronti di 17 società russe , di sette funzionari governativi e uomini d'affari russi , e infine varie restrizioni su tutti gli scambi relativi all' alta tecnologia".

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La Russia, dal canto suo, risponde a tutto ciò con un atteggiamento di "sfida". Infatti, proprio stamattina, sul quotidiano russo di lingua inglese "Expatica.com", è apparsa una nota d'agenzia della AFP, con un'intervista al ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, il quale, in relazione alle sanzioni occidentali contro Mosca per la crisi in Ucraina, ha dichiarato senza mezzi termini che esse "sono prive di ogni buon senso": respingiamo, ha detto Lavrov, le sanzioni in qualsiasi forma, in particolare quelle sanzioni, adottate dagli Stati Uniti e dall'Unione Europea, che vanno contro ogni buon senso per quanto riguarda gli eventi in Ucraina".

Lavrov ha espresso il proprio pensiero di fronte al Ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez. Lavrov, inoltre, ha accusato Washington di rifarsi a politiche degne della "Cortina di Ferro", mentre loro, i Russi, sarebbero "per una soluzione rapida della crisi", ha concluso Lavrov, "che tenga conto dei pareri di tutte le regioni del paese".

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Infine, Lavrov ha ringraziato Cuba per il "fermo sostegno alla Russia sulla crisi Ucraina, generata, aggiunge, da un colpo di stato sostenuto dalle potenze occidentali".

La nota d'agenzia pubblicata da "Expatica.com" aggiunge inoltre qualche altro dettaglio storico, osservando che "Mosca e L'Avana erano stati stretti alleati per trent'anni nel corso della Guerra Fredda e fino al crollo dell'Unione Sovietica nel 1991. Dopo una spaccatura sotto l'ex presidente russo Boris Eltsin, i due Paesi avevano ripreso a intrattenere legami politici, economici e di cooperazione militare".

Che comunque Lavrov sia in giro per il mondo alla ricerca di appoggi internazionali lo dimostra non solo questa intervista, ma anche il fatto che egli, secondo la stessa nota d'agenzia AFP, si recherà prima all'Avana, per incontrarsi con Raoul Castro, e poi andrà a Lima, in Perù. Breve chiosa: il viaggio a Lima si spiega con il fatto che è almeno dal 2008 che il Perù intrattiene ottimi rapporti d'affari con la Russia, e che esso si presenta come un paese particolarmente favorevole agli investimenti russi, nonché come mercato di sbocco per le merci russe.