Dal 5 aprile 2014 è attiva presso tutte le carceri italiane una mobilitazione indetta dal Coordinamento dei detenuti che durerà fino al 20 aprile. Lo scopo, come intuibile, è protestare contro le condizioni disumane dei penitenziari italiani, di cui anche la stessa Corte Europea per i Diritti dell' Uomo si è resa portavoce. Se il nostro Paese infatti non troverà una soluzione al drammatico problema del sovraffollamento carcerario e delle drammatiche condizioni di vita dei detenuti entro il 28 maggio 2014, l'Italia si troverà costretta a pagare pesanti sanzioni.

A pochi giorni dal termine della mobilitazione che coinciderà con il giorno di Pasqua, il Coordinamento dei detenuti rinnova l'appello per continuare la lotta, senza la quale difficilmente sarà possibile ottenere migliori condizioni di vita nei penitenziari.

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Per questo chiedono a tutti coloro che desiderano essere solidali alla loro battaglia di non darsi per vinti diffondendo ovunque possibile il messaggio di solidarietà e di non rassegnazione ad accettare una situazione ai limiti della sopportazione umana. Una condizione della quale da anni si fanno portavoce gli esponenti radicali, certi che l'unico modo per porre fine al dramma del sovraffollamento carcerario sia ricorrere ai provvedimenti di clemenza quali l'#amnistia e l'#indulto, e per il sostegno dei quali stanno portando avanti l'ennesimo sciopero della fame.

Anche all'interno dei diversi schieramenti politici questa soluzione viene considerata l'unica via rimasta per rientrare nei parametri imposti dall'Unione Europea entro la fatidica data del 28 maggio e per questo sono al vaglio della Commissione Giustizia nuove proposte.

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Considerando però che il premier #Matteo Renzi si è da sempre schierato contro la soluzione dell'amnistia e dell'indulto, la via verso la soluzione del dramma carceri resta ad oggi ancora tutta in salita.