Il Presidente del Consiglio #Matteo Renzi è sceso sul piede di guerra per quanto riguarda la riforma, forse, più importante del suo programma, ovvero quella del #Senato.



Di fronte alle opposizioni, più o meno nascoste, che addirittura vengono persino dal suo schieramento politico (vedi ministro Giannini, per la quale Renzi ha minacciato l'allontanamento dall'esecutivo), il premier mantiene le sue posizioni nell'andare avanti verso l'abolizione del bicameralismo: nel caso in cui non riuscisse nel suo intento, diventerebbe inevitabile fare ricorso alle elezioni, perchè significherebbe che non c'è più un minimo di unità di intenti



Governo Renzi: Senato, ecco come cambia



Il nuovo 'Senato delle autonomie' (questo dovrebbe essere il nome adottato salvo ripensamenti) ridurrà drasticamente il numero dei membri, passando da 315 a soli 148, quindi meno della metà.

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Anche i compiti del nuovo organo cambieranno in maniera significativa, visto che non avrà diritto al voto di fiducia al Governo e alle leggi di bilancio.



Forse la novità più importante riguarda il fatto che non sarà più elettivo ma rappresentante delle istituzioni territoriali: siederanno a Palazzo Madama i sindaci dei capoluogo di Regione e di Provincia autonoma, oltre a due componenti eletti dal consiglio regionale e due sindaci designati da un collegio elettorale formato dai sindaci della Regione.



In più, avranno diritto di accedere al nuovo 'Senato delle Autonomie' i presidenti delle giunte regionali e delle province autonome di Trento e Bolzano, nonchè ventuno cittadini, nominati dal presidente della Repubblica che si sono distinti per 'altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario'.

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Altra nota particolarmente significativa e che creerà non pochi problemi nel percorso di approvazione della riforma è l'abolizione dell'indennità: inoltre, non esisterà più il CNEL, ovvero il Consiglio nazionale dell'Economia e del Lavoro. #Elezioni politiche