La Procura di Roma ha concluso le indagini sulla campagna elettorale di Renata Polverini del 2010 ipotizzando il reato di finanziamento illecito a carico dell'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno.

Il deposito degli atti dell'inchiesta da parte dei pm Mario Palazzi e Paolo Ielo, precede la richiesta di andare a processo cui l'esponente di Fratelli d'Italia difficilmente potrà sottrarsi e che non riguarderà, invece, l'ex presidente della Regione Lazio, per il quale è stata richiesta l'archiviazione.

La vicenda

L'indagine ha origine nel 2010, quando in seguito all'esclusione del #PdL, partito cui allora apparteneva Alemanno, dalla consultazione elettorale per un vizio di forma nella presentazione delle liste.

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In questo scenario, la società Accenture commissionò un sondaggio che avrebbe dovuto riguardare la qualità delle mense elettorali, ma l'attività, svolta materialmente dalla Coesis Research srl, si rivelò essere un telemarketing finalizzato alla promozione della lista Polverini, verso la quale bisognava far convergere i voti degli elettori Pdl.

La denuncia venne dalla stessa Accenture che, a seguito di un'indagine interna, accertò un giro di fatture false destinate alla creazione di un fondo di 30 mila euro da utilizzare per attività di propaganda della lista Polverini.

Il coinvolgimento dell'ex sindaco deriva dal fatto che risulterebbe essere il coordinatore delle attività illecite, gestite da Giuseppe Verardi, ex manager della Accenture, e da Fabio Ulissi, collaboratore di Alemanno nella Roma Capitale Investments Foundation, ente presieduto onorariamente proprio da Alemanno.

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Anche per Verardi e Ulissi, agli arresti domiciliari da febbraio, è stata formalizzata l'accusa di finanziamento illecito.

Secondo le conclusioni dei magistrati, l'ex presidente Renata Polverini risulta essere estranea ai fatti in quanto beneficiaria a sua insaputa dell'attività illecita.