Si avvicina il gran finale, quello che determinerà chi avrà vinto le #Elezioni europee 2014: comunque, andrà a finire, l'impressione è che domenica sera, quando arriveranno le prime proiezioni dei risultati, tutti saliranno sul carro dei vincitori, cercando di 'abbellire', a proprio vantaggio, il voto degli italiani. 
Chi vincerà, dunque? La politica pacata, forte del potere di governo, di #Matteo Renzi o gli slogan urlati e la rivoluzione ordita da #Beppe Grillo? E Silvio Berlusconi, sarà il terzo incomodo oppure per lui sarà la fine di un'epoca? Vediamo.



Matteo Renzi, il potere logora chi non ce l'ha

Il leader del Partito Democratico si trova indubbiamente in una posizione di forte vantaggio: i provvedimenti del Governo come il bonus degli 80 euro e le promesse per il futuro hanno rappresentato un ottimo spot elettorale che potrebbe permettere all'ex sindaco di Firenze di confermarsi alla guida del Paese. E' chiaro, però, che da questa risposta elettorale degli italiani si capirà realmente quanta fiducia ripone il popolo nei confronti del neo presidente del Consiglio.



Beppe Grillo, parola d'ordine #vinciamonoi e 'tutti a casa'

Il leader del Movimento Cinque Stelle si rende conto che questa potrebbe essere l'ultima chance a sua disposizione per scardinare quello che Grillo considera il sistema politico da rottamare. Il vincitore 'morale' delle ultime politiche avrà convinto la maggioranza degli italiani ad abbracciare le sue idee rivoluzionarie? Molto dipenderà dalla voglia di cambiamento del Paese e quanto la politica di Renzi ha influito negli ultimi mesi sulla decisione del voto.



Silvio Berlusconi, parte sfavorito ma...

Per la prima volta, da molti anni a questa parte, Forza Italia e Silvio Berlusconi non partono come 'favoriti' per questo voto: l'obiettivo per il Cavaliere è quello di battere il Movimento Cinque Stelle e confermarsi all'opposizione del Partito Democratico. In caso contrario, potrebbe verificarsi un vero e proprio terremoto nel partito, con decisioni che potrebbero assumere dei toni clamorosi.