Claudio Scajola torna a far parlare di sé, ancora una volta, come da oltre dieci anni a questa parte. L'ex Ministro, originario di Imperia, è stato arrestato dagli uomini della Dia di Reggio Calabria con l'accusa di aver favorito la latitanza dell'ex parlamentare Amedeo Matacena attraverso le sue conoscenze.

Matacena, ex deputato di #Forza Italia di origini catanesi, è infatti latitante da tempo all'estero a seguito di una condanna definitiva per "concorso esterno in associazione mafiosa". In particolare, avrebbe avuto rapporti con la 'Ndrangheta. È stato fermato nel luglio scorso dai Carabinieri a Dubai, ma poi rilasciato giacché il Paese emiro non ha concesso l'estradizione.

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Da qui sarebbe ripartito, non si sa per dove. Secondo l'accusa grazie anche all'aiuto di Scajola, il quale si sarebbe tenuto in contatto con la moglie del Matacena, Chiara Rizzo, anch'essa arresta assieme alla madre Raffaella De Carolis. Arrestata anche la segretaria di Scajola, Roberta Sacco.

L'operazione rientra nella più vasta indagine definita "Breakfast", condotta dalla Dda e la Dia di Reggio Calabria da circa due anni, con lo scopo di ricostruire il reinvestimento di centinaia di milioni della 'ndrangheta in Italia e all'estero, anche grazie all'aiuto della politica.

Claudio Scajola non è nuovo agli onori della cronaca. Nel 2001 fu promosso Ministro degli Interni, ma durante il suo mandato accaddero fatti gravissimi: nel corso dell'ormai tristemente noto G8 di Genova uno dei manifestanti, Carlo Giuliani, fu ucciso da un proiettile partito dalla pistola del carabiniere Mario Placanica.

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In tanti chiesero la sua testa.

Un anno dopo finì di nuovo nell'occhio del ciclone dopo l'assassinio per opera delle Br a Bologna del professore universitario Marco Biagi, consulente del governo di allora e ideatore della riforma sul lavoro che porta il suo nome. Scajola fu accusato di aver tolto la scorta a Biagi, nonostante questi avesse manifestato preoccupazione per la propria vita. A smascherarlo un'intercettazione telefonica pubblicata dal Corriere della Sera e da Il Sole 24 ore, che lo costrinsero alle dimissioni il 4 luglio 2002.

Fece discutere anche l'istituzione del volo Albenga-Fiumicino dall'aeroporto di Albenga, definito "ad personam" poiché secondo l'accusa Alitalia si sarebbe interessata di istituirlo sotto sua pressione. Non a caso fu soppresso dopo le sue dimissioni, dato il bassissimo numero di passeggeri che ne usufruiva. Il volo però ritornò magicamente quando Scajola fu di nuovo nominato Ministro per l'attuazione del programma di Governo nel 2003, poi risoppresso e ripristinato nel 2008, quando fu nominato Ministro dello sviluppo economico all'interno del Governo Berlusconi IV.

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Durante questo mandato si è fatto anche "apprezzare" dagli ambientalisti per alcune frasi in favore del nucleare. Infine, il caso della "casa a sua insaputa" emerso nel luglio 2011 e che lo costrinse alle dimissioni: secondo l'accusa la sua abitazione di Roma di 180 metri quadri con vista sul Colosseo, sarebbe stata acquistata in nero grazie agli 80 assegni circolari versati dall'imprenditore Diego Anemone. Accusa dalla quale è stato però assolto dal Tribunale di Roma perché il fatto non costituisce reato. La stessa sentenza ha prosciolto anche Anemone.

Ritornando all'arresto di oggi, Berlusconi si è detto addolorato e vicino all'ex Ministro. L'ex Premier lo ha sempre difeso, anche nel caso della casa di Roma.