Lo ha detto Papa Francesco, la tortura è un peccato mortale. Sarà anche per questo che il 18 giugno scorso è stata conclusa dalla II Commissione Giustizia, della #Camera dei Deputati, l'indagine conoscitiva in merito all'esame delle proposte di legge per l'introduzione del delitto di tortura nell'ordinamento italiano (C.189 Pisicchio e abb., approvata dal Senato).

E poiché il 26 giugno prossimo ricorre la Giornata internazionale a sostegno delle vittime di tortura, sembra importante sottolinearlo.

La tortura è un abominio che per la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite è un crimine contro l'umanità.

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Per la Convenzione per la Salvaguardia dei Diritti dell'Uomo del Consiglio d'Europa la sua proibizione è un divieto inderogabile. Certo è che in Italia di vittime di tortura ne contiamo ormai tante, anche l'ultimo caso di Yara Gambirasio rientra nella categoria, e persino il caso di Ciro Esposito potrebbe essere nel novero.

Le vittime sono soprattutto bambini, giovani inermi, donne esposte alla strada, anziani soli, persone indifese o deboli. In Italia questo reato non è riconosciuto ancora.

La Camera si appresta a varare un testo che, entrando nell'ordinamento penale, dovrebbe aiutare a combattere con maggiore determinazione e circostanzialità (e relativa sanzione), uno degli aspetti più tristi del genere umano.

La tortura verso l'altro spesso non ha un motivo valido, è dettata solo da una cieca visone di ostacolo, generata da una contorsione dell'animo, verso una diversità.

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E' un aspetto patologico delle relazioni umane. E' importante combatterlo per affermare i diritti all'integrità e salvaguardia della persona e per una visione più serena e sostenibile dei rapporti che possono generare conflitti insanabili.

Questo perchè molto spesso le torture avvengono proprio dall'interno delle mura domestiche.