L'appello era stato presentato nel settembre 2013 e, tra gennaio ed aprile 2014, i legali di Berlusconi avevano tentato a più riprese di farlo accogliere con una procedura di urgenza. Nell'appello alla Corte Europea dei diritti umani, il Cavaliere si era costituito parte civile contro l'Italia: il legale di Berlusconi, Ana Palacio, aveva infatti ravvisato la violazione del privilegio di irretroattività quando il proprio assistito si era visto incriminato in base alla legge Severino.

La legge Severino

La norma in questione, varata dal Governo Monti nel 2012, pone grossi limiti circa l'iscrizione alle liste politiche di tutti quei cittadini che la giustizia italiana ha condannato a una pena superiore ai due anni di reclusione.

La legge Severino enuncia una serie di limitazioni applicabili: i politici che si sono macchiati di una pena superiore ai due anni di reclusione incorrono nella totale incandidabilità, nella cancellazione dalle liste elettorali e nell'allontanamento per decadenza dal Parlamento Europeo.

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Fatti salvi i casi eccezionali e le procedure di riabilitazione, la durata del procedimento di esclusione dalle liste politiche è fissata in sei anni.

Il ricorso di Berlusconi

Nel 2013, Berlusconi viene condannato definitivamente nel processo Mediaset a quattro anni di reclusione, di cui tre condonati dall'indulto, per l'accusa di frode fiscale. La Corte di Cassazione non commina alcuna sanzione accessoria, ma designa la Corte di Appello di Milano quale organismo competente a giudicare la possibile applicazione della legge Severino. Nell'ottobre 2013, la Corte di Appello dispone l'allontanamento del Cavaliere dai pubblici uffici per due anni.

I legali di Berlusconi decidono di ricorrere in appello contestando che uno dei capisaldi del diritto penale consta nell'irretroattività della norma.

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Nonostante il processo Mediaset sia giunto alla sua conclusione nel 2013, i reati di cui si sarebbe macchiato il Cavaliere sono precedenti al 2012: gli avvocati dichiarano che l'aggravante della legge Severino sia inapplicabile al loro assistito.

Il ricorso viene rigettato dalla Corte di Cassazione, che conferma la pena comminata. Il legale di Berlusconi, l'avvocato Ana Palacio, decide quindi di portare il caso all'attenzione della Corte Europea per i diritti umani, ubicata a Strasburgo.

Per ben due volte l'avvocato Palacio chiede di accelerare l'iter burocratico e di trattare con priorità il caso del proprio assistito in base all'articolo 39 del regolamento della Corte. Non ravvisando alcun pericolo reale per l'incolumità di Berlusconi, la Corte di Strasburgo rigetta il procedimento di urgenza.

Il 17 giugno il portavoce del Cavaliere chiede l'archiviazione del ricorso. Per Ana Palacio, avvocato di Berlusconi, la decisione di Strasburgo ha escluso il proprio assistito dalla candidatura alle elezioni europee di maggio, causando una "violazione irrimediabile" ai diritti del proprio assistito. #Silvio Berlusconi #Unione Europea