Il capogruppo alla Camera Gennaro Migliore e il Vicepresidente della Commissione Antimafia Claudio Fava annunciano le loro dimissioni dagli incarichi e dal partito.

Se non è una scissione, quella che sta vivendo Sinistra Ecologia e Libertà, sicuramente è uno smottamento che potrebbe segnare il definitivo declino del partito di Nichi Vendola.

Il dibattito nel partito

Dopo il passaggio nel PD dei deputati Michele Ragosta e Ferdinando Aiello, il dibattito interno sul voto al decreto degli 80 euro è stata l'occasione per una prima resa dei conti tra chi sostiene la linea dell'appoggio al #Governo Renzi e chi preferisce mantenere una posizione di opposizione.

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Su questa decisione, i deputati di SEL si sono divisi con 17 voti a favore del decreto e 15 contrari, costringendo Vendola a delle vere e proprie acrobazie verbali per giustificare il voto a favore del governo ma da un punto di vista di opposizione allo stesso. Una vicenda "semplice eppur complessa", degna di un classico del politichese come quello delle "convergenze parallele".

La scissione

Una situazione che evidentemente stava stretta a due dei più in vista esponenti del partito, Migliore e Fava, che hanno infatti messo nero su bianco la conclamata "incompatibilità col partito" comunicando le proprie irrevocabili dimissioni.

Per il momento i dissidenti dovrebbero aderire in Parlamento al gruppo misto, anche se Migliore ha già incontrato il vicesegretario del PD Lorenzo Guerini, lasciando intendere un prossimo passaggio al partito di Renzi.

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Ma l'emorragia potrebbe non arrestarsi qui, dal momento che ci sarebbero almeno una decina di deputati pronti a seguire Migliore e Fava, eventualità che segnerebbe quella spaccatura che il presidente del partito Nichi Vendola sta cercando di scongiurare.

Da parte sua il PD rimane alla finestra augurandosi, per voce del deputato bersaniano Dario Ginevra, che Vendola decida di seguire l'esempio di Migliore e Fava, abbandonando la deriva massimalista per dare vita, insieme al PD, a una "nuova stagione della sinistra". #Matteo Renzi