Sul suo blog, all'interno del sito del partito, Jean-Marie Le Pen, membro onorario del Front National e padre dell'attuale leader, aveva postato un video in cui si scagliava contro varie personalità dello spettacolo, tra cui Patrick Bruel, cantautore ebreo molto amato in Francia. È bastato che l'interlocutore ricordasse che Bruel aveva avanzato delle critiche al movimento perché Le Pen si lasciasse andare a considerazioni quanto meno infelici: "Critica il Fronte? La prossima volta ne faremo un'infornata".

La difesa della Le Pen

Tempo pochi giorni e il video era già stato rimosso. Oggi la figlia Marine stigmatizza le parole paterne definendole "un errore politico" e cogliendo l'occasione per "ricordare che il Fn condanna nei termini più duri ogni forma di antisemitismo, in qualsiasi forma".

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Marine Le Pen, del resto, si preoccupa da sempre di sgombrare l'immagine del suo partito da etichette estremiste e razziste.

Nell'operazione non la aiuta di certo il padre, non nuovo a deliri xenofobi. Lo scorso maggio, in pieno clima pre-elettorale, aveva proposto come soluzione all'immigrazione il virus Ebola. E già nel 1996 era stato condannato per incitamento all'odio razziale da un tribunale francese: in quell'occasione, aveva definito le camere a gas "un semplice dettaglio nella storia della Seconda Guerra Mondiale".