Tredici senatori democratici si sono autosospesi per protesta contro la decisione del partito di sostituire i senatori dissidenti Mineo e Chiti nella Commissione Affari Costituzionali, facendo esplodere quel dissenso interno che pareva anestetizzato dal successo delle elezioni europee.

La sostituzione di Mineo e Chiti

La decisione di rimuovere Corradino Mineo, ex direttore di Rai News e appartenente alla corrente civatiana, contraria alle riforme frutto dell'accordo Renzi-Berlusconi, è stata presa in quanto il suo voto in Commissione sarebbe potuto risultare determinante.

Da qui la necessità dell'avvicendamento con il capogruppo Luigi Zanda, di provata osservanza renziana, per mettere al riparo il percorso dell'Italicum dagli agguati della fronda interna.

Pubblicità
Pubblicità

Lo stesso criterio è stato messo in pratica con Vannino Chiti, vice presidente del #Senato e promotore di un disegno di legge a sostegno del Senato elettivo e quindi alternativo al progetto di Renzi.

Con le due sostituzioni del Pd, che si aggiungono a quella del senatore Mario Mauro del gruppo Per l'Italia, la maggioranza si assicura la certezza di portare al Senato un disegno di legge senza stravolgimenti rispetto al progetto partorito nel patto del Nazzareno.

L'autosospensione dei dissidenti

Mineo ha definito la decisione di Renzi "un'autogol", dicendosi inoltre convinto che, al ritorno dal suo viaggio in Cina, il premier riconoscerà e porrà rimedio all'errore.

Nel frattempo raccoglie la solidarietà di un nutrito gruppo di senatori che ha preso la decisione di autosospendersi dal gruppo parlamentare per protestare contro un grave episodio di "epurazione delle idee non ortodosse".

Pubblicità

I deputati democratici che hanno così manifestato la loro contrarietà sono, oltre a Mineo e Chiti: Erica D'Adda, Nerina Dirindin, Maria Grazia Gatti, Lucrezia Ricchiuti, Sergio Lo Giudice, Claudio Micheloni, Paolo Corsini, Felice Casson, Renato Turano, Walter Tocci e Massimo Mucchetti.

Dalla Cina, Renzi minimizza l'accaduto sostenendo che "contano i voti e non i veti", ma è proprio questo che dovrebbe preoccuparlo dal momento che, perdurando la contestazione dei dissidenti, la maggioranza non avrebbe al Senato la maggioranza per far passare la riforma Renzi-Berlusconi.

Dopo i franchi tiratori alla Camera sulla responsabilità civile dei magistrati, lo scontro finale all'interno del PD pare essere iniziato. L'assemblea di partito del prossimo 17 giugno potrebbe essere l'occasione della definitiva resa dei conti, segnando una tappa importante per il processo delle riforme costituzionali e, probabilmente, per le prospettive future del governo Renzi. #Costituzione italiana #Matteo Renzi