La recente promozione da parte dell'Unione Europea a favore dei progressi svolti dall'Italia per migliorare le condizioni di vita nelle carceri non ha certo posto fine alla lotta per ridare dignità a tutti quei detenuti che continuano a vivere ai limiti della sopportazione umana. 

La stessa Corte Europea per i Diritti dell'Uomo continua a raccogliere i ricorsi presentati dai legali delle vittime di soprusi all'interno degli istituti di pena italiani. A tal proposito è di qualche giorno fa la notizia di una nuova condanna al nostro Paese per i pestaggi subiti da trenta detenuti nel 2000 all'interno del carcere di San Sebastiano di Sassari.

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E' stato in particolare l'avvocato di una delle persone coinvolte nel fatto, ovvero Valentino Saba, ad aver presentato ricorso, poi accolto, in sede europea. Ne è emerso un quadro di quanto accaduto allora davvero sconcertante: gli agenti di polizia avevano eseguito atti di violenza senza senso ai danni di alcuni detenuti (alcuni dei quali oggi sono deceduti). Conseguenze? Condanne di poco conto agli agenti coinvolti e addirittura sette processi in prescrizione

Il ricordo di quel vergognoso fatto, che allora fu menzionato da qualche quotidiano, fa riaprire il dibattito (in realtà mai chiuso) sull'assenza del reato di tortura nell'ordinamento italiano. Sebbene infatti il nostro Paese abbia approvato nel 1988 la Convenzione Onu che voleva contrastare la tortura nonché i trattamenti inumani e degradanti, di fatto questo reato non è mai stato applicato.

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E proprio per porre ancora una volta l'accento su una lotta a favore della dignità umana la Segretaria di Radicali Italiani Rita Bernardini ha ripreso qualche giorno fa un nuovo sciopero della fame. Si vuole mantenere viva l'attenzione del Parlamento e dell'opinione pubblica sul problema delle carceri, proponendo ancora una volta i provvedimenti di #amnistia e #indulto come soluzioni più giuste e veloci per risolvere il dramma dei detenuti. #Governo