Servono bene 376 voti a Jean Claude Juncker per avere la fiducia dell'Europarlamento per poi ritornare a fare il presidente della Commissione Europea. Rischia Jean Claude Juncker nonostante in teoria dovrebbe avere molti più voti di quelli necessari. Ma nella pratica? I molti brontolii e i volti titubanti a sinistra fanno pensare il peggio. E anche a destra vi sono minacce come quella dei franchi tiratori. La questione è più seria di quanto potrebbe sembrare. Con i socialisti ieri è avvenuta l'ultima verifica e l'incontro sembra essere stato molto positivo ma resterà sull'orlo del baratro fino all'ultimo istante. Pittella ha chiesto un piano molto presiso sugli investimenti pubblici e non solo.

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E il piano sembra essere arrivato proprio stamattina: circa 300 miliardi stanziati in tre anni per crescita e lavoro.

I posti da riempire

Tutto dipende infatti dal suo programma. E' difficile che il Parlamento Europeo faccia saltare tutto per creare un'altra crisi istituzionale, ma Jean Claude Juncker deve portare un programma molto saldo per conquistare la fiducia. Tanti temi, alcuni anche fastidiosi, incideranno nella decisione. Il vertice dell'Unione Europea di fine giugno aveva scelto Jean Claude Juncker per Palazzo Berlaymont ma oggi toccherà al parlamento deciderne le sorti. Si devono definire infatti il capo del consiglio europeo, un altro rappresentante degli #Esteri, i singoli commissari e l'Eurogruppo. Da fonti europee si prevede che all'Eurogruppo potrebbe affermarsi lo spagnolo De Guindos, agli esteri è candidata la nostra Federica Mogherini anche se si parla di un possibile duello tra Mogherini e la Georgieva. Un tandem come compromesso? E l'Italia accetterà? Fonti certe dicono che Renzi per come si è esposto non può far altro che vincere e quindi il piano e le previsioni di Jean Claude Juncker potrebbero crollare.

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Sul presidente del Consiglio le cose sono più intricate e complesse. Mancano i nomi validi e forse si andrà ad un vertice il 23 luglio. Si deciderà come mettere insieme le tante idee al 22 sera. La preferita resta però la Bonafè e Patrizia Toia. #Crisi economica #Unione Europea