La situazione politica tra il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico sembra alquanto complessa. Si è passati dal mancato incontro tra le due forze politiche a una possibile intesa. Ricordiamo le parole di Beppe Grillo: 'Stiamo scivolando verso una dittatura; il movimento non resterà a guardare e spero anche gli altri partiti facciano lo stesso'. #Matteo Renzi non si è fatto pregare ed ha replicato con queste parole: 'Chiediamo un documento scritto per capire se nel Movimento 5 Stelle prevale che vuole costruire o solo chi urla'. Proprio ieri sera, il colpo di scena: il Movimento 5 Stelle è d'accordo sul decalogo imposto dal premier Renzi su cui attenersi per avviare una trattativa.

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L'appuntamento è stato fissato lunedì prossimo alle 8.30 in Commissione Affari Costituzionali del Senato dove si voteranno gli emendamenti relativi alle riforme. Renzi e tutto il #Governo sono abbastanza fiduciosi sull'approvazione del nuovo Senato visto l'appoggio di Forza Italia e Lega. Lo stesso leader del Pd non ha partecipato ieri sera all'incontro tenutosi nel partito proprio per evitare di riaprire discussioni interne su argomenti già chiusi. Appare rinsaldarsi ancora di più l'asse con Forza Italia dopo lo scontro con Beppe Grillo.

Con una certa sorpresa interviene anche il Capo dello Stato, Napolitano, con un appello forte con queste parole: 'Spero in una conclusione costruttiva della questione senza perdere ulteriormente tempo che potrebbe portare, come troppe volte è accaduto, nell'inconcludenza.

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Auspico una norma che superi il bicameralismo paritario, necessaria e urgente per l'approvazione veloce delle leggi'. Effettivamente, tra i componenti di Forza Italia, il dibattito è ancora aperto. Brunetta, ad esempio, parla di un Senato elettivo; Santanchè, invece, invita a rispettare il patto.

Comunque, il disegno di legge arriverà in Parlamento giovedì prossimo. Il governo sembra essere abbastanza tranquillo dato l'appoggio promesso da Forza Italia e Lega che dovrebbe neutralizzare i dissidenti del Partito Democratico. All'interno del Pd si discute ancora della legge elettorale, dove i bersaniani vorrebbero le preferenze.