Le Elezioni presidenziali del prossimo 5 ottobre dividono il Brasile, creando una polarizzazione anche ideologica nell'elettorato, con ben pochi precedenti nel Paese. Una frattura peraltro inevitabile, data l'enormità della posta in gioco: un'eventuale vittoria di Marina Silva - candidata in seguito alla tragica morte in un incidente di elicottero dell'ex governatore dello Stato del Pernambuco, Eduardo Campos - potrebbe significare la svolta a destra del Gigante sudamericano. E sopra tutto sancirebbe la fine del lulismo, quel sistema di potere che, tra misure assistenziali e scandali di corruzione, è stato comunque artefice dell'inclusione di decine di milioni di poveri e favelado, nella cosiddetta classe media.

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I sondaggi premiano la pasionaria dell'Amazzonia

In base ai i sondaggi pubblicati nelle ultime settimane, il primo turno sarà dominato da un testa a testa tra Silva del Partido socialista brasileiro (Psb), e Dilma Rousseff del Partido dos trabalhadores (Pt); mentre il candidato moderato Aécio Neves dovrebbe accontentarsi di un risultato intorno al quindici per cento. A sorprendere sono però le proiezioni per il ballottaggio del 26 ottobre: tutti gli istituti demoscopici attribuiscono la vittoria alla Silva, la pasionaria dell'Amazzonia. L'ultima inchiesta - elaborata dall'istituto Sensus - mostra un vantaggio per l'ambientalista che sfiora il quindici per cento: quest'ultima si assicurerebbe il 47,6 per cento delle intenzioni di voto, lasciando a distanza siderale la presidente in carica, ferma a quota 32,8.

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E' vero che molte inchieste attestano la fluidità dell'elettorato, e il 44,4 per cento dei brasiliani non esclude che possa cambiare opinione, nelle settimane che precedono il voto. Tuttavia per Rousseff, il Governo e la sua maggioranza, la rincorsa non sarà agevole, nonostante il sostegno dell'ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva. Favorita inizialmente dal clima di commozione per la morte di Campos, Silva ha saputo intercettare quella volontà di cambiamento che ha scosso il Paese nel giugno 2013. E che doveva mettere in pericolo lo svolgimento degli stessi Mondiali.

Chi è Marina?

Marina Silva, è l'unica personalità politica in Brasile che può vantare una biografia non meno leggendaria rispetto a Lula, di cui è stata lo storico ministro dell'Ambiente: è ormai un'icona della difesa dell'Amazzonia e dell'ecologismo. Nata nel 1958 in una famiglia poverissima con undici figli, comincia a lavorare all'età di dieci anni, prima come raccoglitrice di caucciù, più tardi come domestica.

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Orfana dai quattordici anni, sofferente di gravi malattie, tra cui la contaminazione da mercurio, impara a leggere solo a sedici anni. Tutto ciò non le impedirà di lottare a fianco del celebre sindacalista Chico Mendes (assassinato nel 1988). Non solo per la tutela dell'Amazzonia e dei suoi lavoratori, ma soprattutto per il proprio riscatto politico e personale.

Con Marina, il Brasile svolta a destra?

Secondo gli analisti, il programma della Silva può in linea di massima essere definito progressista, specie per la promessa di salvaguardare le politiche sociali del precedente Esecutivo. E nonostante vi figurino maggiori concessioni al mercato (si pensi all'autonomia del Banco centrale), e una minore enfasi per il Mercosur, e per quell'idea di integrazione latinoamericana, intesa come contraltare allo strapotere degli Stati uniti. La svolta sarà semmai operata del suo elettorato, visto che Silva si sta confermando la beniamina della destra verdeoro. #Esteri