Hong Kong non ci sta più. Hong Kong si ribella alla Cina. Ieri, il governo cinese ha minacciato Hong Kong di far intervenire l'esercito. Poi, la minaccia è stata seguita da lanci di lacrimogeni e cariche sui manifestanti di Hong Kong. Oggi, però, il ritiro delle truppe antisommossa per avviare trattative con i capi dei manifestanti. La situazione è quanto mai instabile e confusa. L'epicentro della rivolta è stata la zona di Admiralty e Tamar, dove ha sede il governo di Hong Kong, per poi estendersi anche nelle vicine vie di Harcourt Road e Gloucester Road. A Hong Kong non si vedevano gas lacrimogeni dal 2005, quando furono utilizzati per bloccare un corteo che incitava alla "disobbedienza civile".

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78 arresti da venerdì ad oggi, e pare che la rivolta non abbia intenzione di fermarsi.

Hong Kong, quali sono le cause di questa rivolta?

L'obiettivo della mobilitazione è l'allargamento della democrazia nell'ex colonia inglese ora passata sotto il controllo della Cina. La protesta è scoppiata alla decisione di Pechino di limitare fortemente le prime elezioni a suffragio universale del capo del governo locale, indette per il 2017. Il governo cinese ha, infatti, limitato a due o tre il numero massimo di candidati alla carica di "chief executive", quello che sarebbe il governatore di Hong Kong, per essere chiari. Questi due o tre candidati, inoltre, dovranno essere approvati da un'apposita commissione elettorale di 1400 persone, nominate direttamente da Pechino.

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Una chiara negazione dei più basilari principi democratici, per il movimento di "Occupy Central", in rivolta da venerdì. Nel Basic Law, la costituzione di Hong Kong, la Cina infatti si impegna formalmente a garantire la piena democrazia di Hong Kong, Speciale Regione Amministrativa della Cina. Ai giovani in protesta non basta, però.

Secondo Willy Lam, professore all'Università Cinese di Hong Kong, punto di ritrovo degli studenti in protesta nei giorni scorsi, con gli sviluppi odierni la situazione è gravemente peggiorata: "Il governo di Hong Kong ha usato la forza contro persone pacifiche, che manifestavano democraticamente. Il chief executive ha dimostrato tutta la sua impopolarità. Ciononostante non credo che Pechino lo sostituirà, almeno per ora, perché in fondo non sta facendo altro che portare avanti la loro linea dura, la stessa che usano nello Xinjiang e nel Tibet". Non si teme, però, per il momento, una nuova Tienanmen, ma se la situazione non dovesse normalizzarsi la Cina si dice pronta da intervenire. "Occupy Central ha raggiunto l'obiettivo di educare la gente a combattere per i suoi diritti - continua Willy Lam - una delle cose più importanti è che la maggior parte dei manifestanti è costituita da studenti universitari.

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Generalmente i giovani non sono interessati alla politica, ma questa volta hanno dimostrato di essere consapevoli della situazione e di volere combattere per i loro diritti". Questa rivolta si trasformerà in un bagno di sangue? O la Cina, per placare i malumori, concederà maggiori diritti democratici alla popolazione di Hong Kong?