L'estensione delle ultime ore della guerra contro gli jhadisti dell'Isis sta portando la comunità internazionale ad assumere diverse posizioni. La scelta degli Stati Uniti di avviare, con l'aiuto di altri cinque paesi arabi ai quali probabilmente se ne aggiungeranno altri, raid aerei contro gli obiettivi dello Stato Islamico in Siria è stata accolta con favore dal regime di Damasco che ha affermato oggi di essere stato avvertito dall'amministrazione americana dell'iniziativa del Pentagono e dei suoi alleati prima dell'inizio della missione. Il Dipartimento di Stato americano si è però affrettato a smentire questa versione dei fatti ribadendo di non avere chiesto ad Assad nessuna autorizzazione circa il sorvolo dello spazio aereo del suo paese.

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La tv "Cnn" ha riferito, citando alcuni funzionari, il motivo per cui le autorità Usa hanno agito prima dell'inizio del vertice dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ovvero una minaccia imminente alla propria sicurezza nazionale causata da un gruppo terrorista, denominato Khorasan, operante sul suolo siriano e in grado di compiere numerosi attentati.

Il Presidente americano Obama ha affermato ieri che le operazioni militari dureranno per molto tempo poiché sono molto complesse e che invierà armi e continuerà ad addestrare l'opposizione moderata siriana. La decisione statunitense non è piaciuta agli alleati storici del regime siriano come l'Iran che ha condannato la missione Usa in quanto non ha ottenuto l'autorizzazione del governo locale né del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Hezbollah che da anni affianca Assad nella lotta contro i ribelli al suo regime e tanto meno alla Russia che ha espresso il proprio disappunto per le stesse motivazioni comunicate da Teheran.

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Le parole di Mosca sono state accompagnate dalla notizia dell'inizio di una imponente esercitazione militare, nella parte orientale del paese, che non si vedeva dalla fine dell'Unione Sovietica. Secondo il giornale "Russia Today" sarebbero coinvolti 100.000 militari, più di 1.500 carri armati, 120 aerei, 5.000 mezzi bellici e 70 navi da guerra al fine di addestrarsi a rispondere a un attacco aereo, a respingere uno sbarco di truppe nemiche e attaccare una portaerei. La situazione complessiva nella zona sta peggiorando sempre di più in quanto un ipotetico intervento militare dell' Iran, della Russia (non si può dimenticare che Mosca ha una base militare sul suolo siriano, a Tartus, che non vuole perdere in quanto è l'unico sbocco verso il mare Mediterraneo) e del regime siriano contro gli Stati Uniti e i loro alleati porterebbe a una guerra certamente regionale se non addirittura mondiale.

La decisione della Casa Bianca di equipaggiare la parte moderata dei ribelli siriani potrebbe intensificare la lotta tra questi ultimi e il regime oltre che contro l'Isis (obiettivo dichiarato degli Stati Uniti).

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Non bisogna dimenticare che lo Stato Islamico rientrava, fino a poco tempo fa, in quella parte dell'opposizione ad Assad sostenuta, in modo non ufficiale, dagli Stati Uniti e dai paesi occidentali come la Francia insieme ad Al Nusra che faceva parte dell'organizzazione creata da Osama Bin Laden cioè Al Qaeda. I pericoli che possano essere realizzati attentati, soprattutto in occidente, è molto forte ma non a causa dell'Islam ma di persone per lo più occidentali che sono diventate estremiste a causa di lavaggi di cervello da parte di individui lontani dalla vera fede islamica o di qualunque altra confessione religiosa. Lo scenario che si presenta sembra fuori controllo ma solo il ripristino delle vere funzioni delle organizzazioni internazionali deputate a risolvere le controversie, cioè soprattutto il Coniglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, eviterà il propagarsi di quella che Papa Francesco ha più volte chiamato "una terza guerra mondiale combattuta a pezzi". #Esteri