Il #Governo guidato da #Matteo Renzi, il giovane premier in carica, non espresso tramite il voto popolare, ma dalla volontà politica, se così possiamo chiamarla, si trova nella posizione giusta per far ciò che ha sempre detto, far ripartire l'Italia. Ed allora analizziamo il menù che propone l'ex sindaco di Firenze e la truppa del suo governo.

  • Riforma della Giustizia, dai più catalogata come un qualcosa di farraginoso ed inutile, nel senso che non apporterebbe grandi novità in tal senso, e non semplificherebbe il sistema pachidermico della giustizia italiana.
  • Riforma della scuola, questo capitolo merita un attimo di riflessione. Tantissimi annunci, in perfetto stile berlusconiano, e nessun risultato, anzi uno è stato raggiunto, confondere le idee agli insegnanti ed agli addetti ai lavori; ora si parla di una consultazione sul web che dovrebbe aver termine nel mese di novembre o addirittura di gennaio, e la riforma? Può aspettare, nel mentre si annunciano 150.000 assunzioni per i precari e i famosi supplenti, e poi nuovo concorso da 40.000 posti nel 2015, immaginiamo i commenti degli insegnanti, alle prese in questi giorni con il delirio delle assegnazioni delle cattedre e delle supplenze, spesso con destinazioni logisticamente al limite dell'impossibile, e con due graduatorie derivanti da una denominata ad esaurimento ed una derivante da un concorso che ha complicato ulteriormente il lavoro dei provveditorati.

Insomma marasma più completo, in più arriva la doccia gelata generata dalle dichiarazioni del ministro della pubblica amministrazione, Madia, che ha parlato di nuovo blocco contrattuale per i dipendenti della P.A., già ridotti sul lastrico da retribuzioni da fame e da blocchi che si perpetuano dal 2010, insomma una vergogna tutta italiana.

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Trattamento che dovrebbe essere esteso anche ai dipendenti delle forze armate e dell'ordine; i sindacati Cgil, Cisl e Uil, nonché tutti i sindacati di categoria della scuola e delle forze dell'ordine, dichiarano tutto il loro disappunto e si dicono pronti a scendere in piazza, con azioni eclatanti, visto che si dicono stanchi di vedere i lavoratori vittime di trattamenti, a dir poco, iniqui che ricadono sulle famiglie e sull'intera economia del Paese. Sempre secondo le parti sociali sarebbe più opportuno tagliare quelli che sono gli sprechi della pubblica amministrazione e non solo, senza toccare ancora gli stipendi, già miseri, dei dipendenti statali. In questa maniera, più che promuovere il famoso decreto sblocca Italia, si va verso un nuovo blocca Italia, con ennesimo calo dei consumi, legato ad un potere d'acquisto sempre inferiore, ed una proporzionale chiusura delle attività commerciali, vittime di un blocco della circolazione della moneta, dovuto a questa ventilata scure che si dovrebbe abbattere sulle buste paga.

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A questo punto è facile capire come mai, secondo gli ultimi dati Istat, in Italia, per ogni attività commerciale che apre due chiudono, un rapporto spaventoso che segna il Paese e con il quale di questo passo si rischia di dover fare i conti ancora per molto tempo, incrementando la recessione e la deflazione.