Quando si parla di ambiente, chi è solo un po' informato sa che eventuali disastri possono essere previsti ed evitati, invece la classe politica italiana sembra non comprendere la lezione fin dai tempi del Vajont. Una lezione che vede, da un lato, gli esperti in grado di monitorare e misurare i rischi, e dall'altro, la classe politica il cui compito istituzionale è quello di amministrare e governare il territorio per garantire ai cittadini incolumità e sicurezza. Si tratta di diritti promessi proprio da chi è stato chiamato a governare, ma che l'Italia sembra dimenticare ogni volta prima di qualche tragico evento. Il dopo lo conosciamo tutti: cordoglio, polemiche, accuse.

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Nel mirino per l'alluvione di Genova vi sono le gare di appalto. Per realizzare lo scolmatore che avrebbe potuto evitare l'alluvione del 10 ottobre erano state indette due gare di appalto. Cosicchè, mentre venerdì scorso straripava il Bisagno, seminando distruzione e fango, scadeva il termine per la partecipazione della gara di appalto prevista dal Comune per la costruzione di una galleria scolmatrice. Si tratta di un canale in grado di assorbire l'acqua in eccesso che viene scaricata dai torrenti.

Vediamo quanto il Bisagno avrebbe dovuto attendere per straripare, al fine di non fare danni, ai sensi del secondo bando di gara dell'appalto (tre anni per scriverlo) per la galleria scolmatrice:

  1. Tempi previsti per la redazione del progetto esecutivo: 60 giorni. Ciò significa che per definire tutti i parametri della struttura di ingegneria civile e idraulica così complessa, in tempi così stretti, ci vuole un team di esperti con competenze specialistiche di un notevole spessore e una vastissima esperienza. Nel caso poi che il progetto, fatto di corsa, non funzioni, ci sono sempre le modifiche e le varianti da inserire. Se poi si esce troppo dal seminato del progetto originale c'è sempre il ricorso al Tar eppoi al Consiglio di Stato.
  2. Durata prevista dei lavori 1.846 giorni.
  3. Realizzazione e costi: cinque anni e un mese; circa 40 milioni di euro che tuttavia non ci sono. Infatti, alla voce "altre informazioni", si legge in fondo al bando, che il decreto ministeriale che ha stanziato 25 dei 40 milioni necessari per realizzare la galleria scolmatrice, è stato impugnato mediante ricorso promosso dal Comune di Salerno presso il Tar del Lazio. La ragione del ricorso riguarda l'esclusione del Comune campano dalla ripartizione dei finanziamenti distribuiti dal governo Monti (224 milioni di euro) a varie città italiane. Il bando prosegue, specificando che nel caso in cui il Comune di Salerno vincesse davanti al Tar allora il progetto verrebbe revocato per mancanza dei fondi necessari per realizzarlo.

Quale è la vera ragione? Impreparazione degli uffici tecnici degli enti locali? L'eccessivo numero (32 mila) di enti locali che possono bandire una gara di appalto? O semplice incuria? Renzi, che sapeva, ha però promesso che il numero degli enti locali che potranno presentare un bando di gara di appalto saranno ridotti drasticamente.

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#Tutela ambientale