Orami tutto il mondo è in allarme. “L’ebola è l’epidemia peggiore dai tempi dell’Aids” secondo Thomas Fireden, capo dei Centers for Disease Control and Prevention, uno dei massimi organismi sanitari USA. Oggi è scoppiato il primo caso in Brasile, mentre le condizioni dell’infermiera spagnola contagiata qualche giorno ormai sono critiche. La vera guerra sta per arrivare. E il mondo sembra non essere pronto. Purtroppo questo virus non si sconfigge con i bombardamenti o con i caccia aerei di ultima generazione. “In Italia abbiamo avuto tante segnalazioni, ma hanno avuto tutte esito negativo” dichiara il ministro della Salute Beatrice Lorenzin. “Ho chiesto un fondo aggiuntivo per rafforzare l’acquisto di Dispositivi di protezione individuale con cui dotare il personale sanitario”.

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Ma basterà per fermare un virus di cui si conosce poco e su cui si fa tanto terrore e poca informazione?

Cosa accadrebbe se un paziente malato di ebola arrivasse in Italia?

La procedura definita dal ministero della Salute sarebbe la seguente. Il paziente, inizialmente, verrebbe isolato, verrebbe munito di mascherina e gel alcolico per l’igiene delle mani. Trasferito nel reparto di malattie infettive verrebbe preso in carico dall’infettivologo del centro e in attesa della diagnosi, rimarrebbe isolato. Se la diagnosi risultasse positiva il paziente verrebbe infine trasferito presso l’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma o L’Azienda ospedaliera Luigi Sacco di Milano. Tramite un trasporto in alto biocontenimento. Le procedure standard ci sono, ma l’impressione è che siano tutte misure contenitive e non risolutive.

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Il rischio che il virus arrivi in Italia è del 5%. Secondo Alessandro Vespignani, fisico italiano della Northeastern University, «Bloccare i voli serve solo a ritardare di due o tre settimane l’eventuale importazione dell’epidemia. In compenso, lo stop da parte di alcune compagnie crea problemi per portare sul posto volontari e infrastrutture, e rallenta gli interventi».

Come riconoscere l’ebola?

L’ebola è un virus della famiglia dei Filoviridae, che provoca febbre, forte mal di testa, diarrea, vomito, dolori addominali ed emorragie inspiegabili. Ha un periodo di incubazione che va dai 2 ai 21 giorni e la morte può avvenire nello stesso lasco di tempo. Il virus non si trasmette attraverso l’aria ed è probabile, invece, che venga trasmesso tramite rapporti sessuali e tramite il contatto fisico. Non bisogna toccare il fluido corporeo di un persona infetta, anche se presente in altri oggetti. L’ebola sopravvive alcune ore all’esterno dell’organismo, nelle quali però è almanente infettiva.

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Il virus, comunque, non si contrae entrando in contatto con persone ancora prove di sintomi. L’ebola si può contrarre, infatti, solo attraverso persone che già hanno mostrato i primi sintomi. Le zanzare non trasmettono l’ebola, così come viaggiare in aereo non è pericoloso. Se le persone intorno a noi non hanno sintomi, il virus non è ancora infettivo. E possiamo stare tranquilli. Non esitino, però, ancora cure o vaccini per questa malattia altamente contagiosa. Sono in test cure sperimentali molto avanzate, ma i dati non sono ancora certi. Se chi contrae il virus viene immediatamente idratato, nutrito e curato con appositi farmaci la possibilità di sopravvivenza è molto elevata. Ma si procede ancora per tentativi. L’Italia e il resto del mondo si stanno, quindi, preparando. E bene. Ma il tempo stringe. Bisogna agire prima che il virus si trasformi in guerra. Cosa ne pensate? L’Italia è in grado di difendersi o siamo ancora impreparati?