HONG KONG - Oggi scade l'ultimatum di Occupy Central. "Dimissioni entro domani o via alle occupazioni” aveva minacciato il movimento di Hong Kong, che da giorni si è riversato per le strade della città finanziaria. Occupy Central non si è lasciato fermare neppure dalla censura. Creando un rete di comunicazione efficace ed efficiente per diffondere gli ideali della protesta studentesca. E oggi passerà all'attacco se Pechino continuerà nella sua politica illiberale. Ad annunciarlo sono stati i portavoce delle due principali organizzazioni studentesche in lotta: Lester Shum e Agnes Chow.  "La Cina deve cedere alle richieste" secondo Fahim Masoud, analista di International Policy Digest.

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"L'ultima cosa di cui la Cina ha bisogno è l'instabilità, perché può interrompere la crescita economica e la coesione sociale". Ma secondo l'esperto, gli studenti di Occupy Central non sono gli unici a dover sperare in un alleggerimento della posizione di Pechino. "Hong Kong è stato il baluardo della democrazia e della libertà per oltre un secolo. E' anche uno dei più grandi centri commerciali del mondo. Per questi motivi non può diventare instabile. Se l'instabilità dilaga in Cina non sarà catastrofico solo per il Partito comunista cinese, ma anche per il resto del mondo. La Cina è la seconda economia mondiale ed è integrata con quella occidentale".

Occupy Central, Pechino cederà?

Ma Pechino non sembra avere ancora intenzione di mollare. Pechino "non può avere il controllo su ogni centimetro del Paese", è vero.

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Ma può avere il controllo sulle informazioni che arrivano in Cina, unica vera cosa che interessa al Partito comunista. Pechino ha tagliato dai media nazionali tutte le immagini riguardanti le agitazioni causate da Occupy Central. In Cina i telegiornali si limitano a brevi dichiarazioni senza video o a testi senza foto. Solo 9 articoli sui giornali cinesi riguardanti Occupy Central secondo il China Media Project di Hong Kong. Di cui 6 sono rielaborazioni di un comunicato dell'agenzia di stampa nazionale cinese. "La maggior parte del pubblico cinese non sa cosa sta succedendo a Hong Kong. Solo pochi conoscono il motivo delle proteste", ha spiegato il professore di giornalismo di Pechino Zhan Jiang.

Secondo Amnesty International più di venti persone sono state arrestate in Cina per aver dimostrato simpatia verso il movimento di Occupy Central. Amnesty chiede "il rilascio immediato di tutti coloro che sono stati fermati per aver pacificamente espresso il loro sostegno ai manifestanti".

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Pechino, insomma, non ha assolutamente intenzione di far prendere il comando ai manifestanti di Occupy Central. La censura è la prima arma. La seconda sarà l'illusione di libertà. Eliminare l'impopolare governatore di Hong Kong Leung, contro cui si è aizzata la rivolta popolare, potrebbe essere una soluzione indolore per sedare le proteste. Far finta di cedere, piuttosto che cedere, quindi. La Cina ha bisogno di stabilità, ma ha anche ancora bisogno di Hong Kong, come porta d'accesso al mondo occidentale. La protesta, però, sta dimostrando al mondo (a quasi tutto il mondo) che un forma di democrazia partecipativa e diretta è ancora possibile. Anche nell'era della globalizzazione. Si tratta di pensare in grande, di avere grandi ideali e voler rivoluzionare il mondo. Pechino, poi, prenderà le sue decisioni. Ma non sarebbe divertente arrendersi senza lottare. Non trovate? Oppure, secondo voi, i giovani di Occupy Central sono solo una banda di illusi?