In occasione della prima registrazione ufficiale di nozze gay a Roma, il sindaco Ignazio Marino ha voluto procedere nella cerimonia di registrazione dei matrimoni gay avvenuti all'estero, nonostante il prefetto Pecoraro abbia ribadito di voler cancellare gli atti. Durante la cerimonia si è svolta fuori del Campidoglio una manifestazione di protesta organizzata dal NCD, contrario al #Matrimonio tra omosessuali. Il Nuovo Centro Destra è il partito del ministro Alfano, che pochi giorni fa aveva tuonato contro le trascrizioni decise da alcuni sindaci italiani, dicendo di voler annullare le trascrizioni in quanto contrarie alla legge italiana. Sono state 16 le coppie che hanno ottenuto la trascrizione del loro matrimonio avvenuto all'estero, per le quali Marino ha esclamato che "Un atto d'amore non può non essere riconosciuto.

Pubblicità
Pubblicità

Io difendo il diritto dei cittadini ad amarsi. Speriamo che questa cerimonia diventi un atto non straordinario ma normale". Inoltre ricorda che c'è una direttiva UE che impone alle nazioni di riconoscere le coppie gay, ed a questa si deve rispondere. I primi ad essere trascritti, per la cronaca, sono stati una coppia di donne con tre figli ed una coppia di uomini, anch'essi con figli al seguito, entrati nella sala della Protomoteca del Campidoglio da una entrata secondaria, per evitare che venissero a contatto con i manifestanti. La scalinata era stata transennata, ed alla sua base c'erano delle bandiere arcobaleno esposte da alcuni esponenti della comunità gay.

I manifestanti che assediavano la storica piazza erano ormai i soli ad occuparla: bloccati i turisti, i contestatori potevano urlare il loro dissenso, rifacendosi all'articolo 29 della Costituzione.

Pubblicità

Alfano contrattacca da Facebook ripetendo che si tratta di trascrizioni illegali e che quel che ha fatto Marino non è altro che un autografo su fogli di carta senza valore legale. Per le coppie di sposi, si tratta di aver realizzato un sogno e che se Alfano andrà avanti per la sua strada contro il parere dell'Unione Europea, saranno pronti ad andare in tribunale. Ma anche chi è per la famiglia tradizionale promette e minaccia azioni legali in attesa di quanto deciderà Renzi che aveva annunciato una legge ad hoc.