Appare sempre più probabile che non si raggiunga un accordo globale sul programma nucleare iraniano entro la scadenza prevista di fine novembre, dice l'esperto nucleare Gary Samore. Washington e Teheran, afferma lo studioso, rimangono su posizioni troppo distanti circa l'estensione del programma di arricchimento dell'uranio iraniano, ma sono interessati a continuare sulla strada dei colloqui. Una proroga potrebbe essere possibile visti i progressi fin qui raggiunti, Così come l'obiettivo comune di sconfiggere lo Stato Islamico in Iraq e Siria. "Entrambe le parti hanno interesse ad aumentare la tensione ed evitare che la campagna contro ISIS possa interferire sulla questione nucleare", dice Samore.

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Le speranze del popolo iraniano, circa la possibilità di un prossimo riavvicinamento delle relazioni tra Wshington e Teheran, sembrano ormai disattese. Le istruzioni molto rigorose della Guida Suprema [Ayatollah Ali Khamenei] che impongono di non accettare alcuna riduzione della loro attuale capacità di arricchimento dell'uranio, costringono il Presidente Hassan Rohuani ad uno spazio di manovra veramente angusto. Allo stesso tempo, ISIS ha dato agli Stati Uniti e all'Iran un nemico comune, almeno tatticamente, una distrazione ed un incentivo per entrambe le parti ad evitare un confronto sulla questione nucleare, fintanto che il problema principale sarà rappresentato dall'ISIS in Iraq.

Il problema centrale in questi colloqui è certamente rappresentato dalla volontà e dalla capacità o meno dell'Iran di produrre armi nucleari ed è determinata dalla portata e le dimensioni del loro programma di arricchimento, che si traduce nei dettagli tecnici, come nei numeri e tipi di centrifughe, nelle scorte di uranio arricchito, nei limiti in materia di ricerca e sviluppo, e così via.

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Attualmente l'Iran presenta ancora decine di migliaia di centrifughe ancora in funzione. Ce ne sono altre diecimila o giù di lì che sono effettivamente installate ma non funzionano, e gli Stati Uniti, almeno nella loro posizione di apertura, chiedono una riduzione di quelle diecimila a circa 1.500, una quantità considerata sufficiente per le esigenze iraniane di produzione di combustibile per i propri reattori di ricerca. In secondo luogo, gli Stati Uniti vogliono mantenere tali limiti in vigore per almeno 20 anni. Al contrario, gli iraniani vorrebbero intraprendere un percorso di arrricchimento ancora più intenso entro il 2021. Essi sostengono di avere bisogno di un gran numero di centrifughe per la produzione di combustibile a basso arricchimento dell'uranio per la centrale nucleare di Bushehr. In questo momento, la centrale è alimentata dai russi che hanno un contratto fino al 2021. Naturalmente i russi sarebbero felici di fornire carburante per tutta la vita del reattore. Gli iraniani sanno di non potersi fidare dei russi, e quindi necessitano di una produzione sempre maggiore.

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Quindi c'è un enorme differenza di visione tra gli iraniani, che affermano di voler sviluppare un programma di arricchimento dell'uranio su larga scala solo per scopi pacifici, e gli americani che hanno scarsa fiducia e considerano questi "falsi" intenti solo uno stratagemma per sviluppare la capacità di costruire armi nucleari, dice Gary Samore. Un'estensione dei negoziati sembrerebbe la soluzione naturale affinché si possa evitare, con il sovrapporsi della questione ISIS, un esacerbare delle tensioni molto pericoloso allo stato attuale degli stessi. #Energia nucleare #Medio Oriente