Nonostante le apparenti buone notizie delle ultime ore inerenti a un accordo, annunciato ieri dall'amministrazione Obama, tra gli Stati Uniti e la Russia circa una maggiore condivisione dei dati di intelligence per combattere l'Isis in modo più efficace e un possibile incontro oggi a Milano tra il leader del Cremlino Putin e il suo omologo ucraino Poroshenko, la tensione internazionale non accenna a diminuire. Il presidente russo, che in giornata si recherà anche a Belgrado, ha rilasciato un'intervista al giornale serbo 'Politica" in cui ha accusato il capo della Casa Bianca e i suoi alleati di avere un'attitudine "ostile" caratterizzata da una serie di ricatti nei confronti del suo paese.

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Egli ha messo in guardia l'occidente sulle conseguenze negative di tali azioni poiché sono pericolose per la "stabilità strategica" del mondo rispondendo così al durissimo discorso di Obama, pronunciato durante l'ultima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in cui lo ha accusato di avere aggredito l'Europa a causa del suo intervento militare in Ucraina orientale (giustificato nuovamente da Putin come risposta legittima a "un colpo di stato da parte dei nazionalisti e altre formazioni radicali").

Il presidente russo ha usato una retorica altrettanto dura anche verso alcuni membri della Nato sottolineando come "fenomeni di neonazismo sono diventati abituali in Lettonia e negli altri paesi baltici". Il mondo si augura che tali frasi siano solo propaganda e che non nascondino la volontà di invadere questi territori al fine di evitare una terza guerra mondiale da un punto di vista non solo economico, che è già in corso, ma anche bellico.

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L'aggressività della nuova politica estera di Mosca deriva da una serie di fattori come l'estensione del Patto Atlantico, mediante l'adesione di nuovi membri che facevano parte dell'Unione Sovietica, verso i confini russi senza dimenticare la questione dello scudo spaziale americano che punterebbe a difendere l'occidente da eventuali attacchi di stati ostili come l'Iran e la Nord Corea ma che il Cremlino considera una minaccia alla propria sicurezza nazionale.

Le divergenze su tali temi strategici si ribaltano in differenti vedute pure in altri scenari di crisi come quello siriano (soprattutto in relazione al sostegno degli Usa e dei loro alleati ai "ribelli moderati" che stanno lottando non solo contro l'Isis ma anche verso il regime di Damasco che però continua a essere sostenuto ed equipaggiato da Mosca), mentre in relazione al contesto ucraino si registra una presunta "distensione" grazie alla decisione del governo russo di ritirare i suoi soldati dal confine (al momento mancano conferme indipendenti della concretizzazione di tale scelta).

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La fragilità delle attuali relazioni internazionali potrebbe essere accentuata dal peggioramento della crisi economica mondiale e da quanto sta avvenendo a Hong Kong, dove gli studenti cinesi continuano a chiedere alle autorità locali elezioni libere; queste rivendicazioni stanno spingendo Pechino a rafforzare sempre di più le relazioni con la Russia in funzione anti americana. Le prospettive generali pertanto non sono delle migliori ma l'equilibrio globale avrebbe la possibilità di non crollare se il ritorno al clima della guerra fredda, simile a quello degli anni '60 ma situato in un contesto internazionale differente da allora in quanto è diventato multipolare, non sarà accompagnata da gesti sconsiderati dettati da un espansionismo simile a quello ottocentesco che potrebbe cancellare i capisaldi che tengono in piedi, dall'anno 1948, l'intera comunità internazionale.