Area di guerra in Italia. Guerra fra chi il lavoro lo difende, Camusso con la Cgil in piazza, e chi il lavoro, a sua detta, lo starebbe creando, Renzi con il suo governo di giovani ministri. Una sfida che non avrebbe ragione d'essere dal momento che entrambe le parti si adoperano per tutelare il diritto fondamentale su cui si fonda la nostra repubblica, Ma, a quanto pare, le parti percorrono strade profondamente diverse e, dando una fugace occhiata in Piazza San Giovanni nella capitale, pare che i lavoratori condividano più i modus operandi della Camusso rispetto al Jobs act del governo. Un milione di lavoratori a manifestare e una bordata di fischi ogni qualvolta dal palco viene proferito il nome di Renzi.

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Il premier dal canto suo minimizza sui toni accesi delle contestazioni e ribatte, anche in diretta tv, dalla Leopolda di Firenze: "L'Italia che crea lavoro non è a Piazza San Giovanni, ma qui. Rispetto la manifestazione e sono pronto ad ascoltare, come ho sempre fatto, ma il governo andrà avanti. Non si può pensare che una piazza blocchi il paese". La Camusso ribatte: "Questa piazza rivendica risposte. Non è calpestando l'art.18 dello statuto dei lavoratori che si crea lavoro. Non è togliendo i diritti, agevolando i licenziamenti, che si può pensare di risollevare il paese dalla crisi". Ma il segretario generale della Cigl rincara la dose quando parla della Leopolda: "Vorrei dire a Renzi che è singolare che lasci intervenire il finanziere Serra che propone di limitare il diritto allo sciopero perchè è un costo inutile". E ha continuato la Camusso: "Sappia Serra che non è un costo dei finanzieri, ma dei lavoratori che rivendicano i loro diritti.

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Si pensi piuttosto a tassare le grandi ricchezze per finanziare un piano del lavoro". Fin qui uno scontro dialettico duro, ma nella norma. Quello che non è molto normale è vedere diversi esponenti del Pd che, a sorpresa, sfilano al corteo e presiedono l'intera manifestazione. I grandi assenti alla kermesse renziana a Firenze sono Pippo Civati, Gianni Cuperlo, Stefano Fassina, oltre agli ex segretari Epifani e Cofferati, che hanno preferito essere a Roma. La minoranza del Pd, infatti, è al fianco dei lavoratori e si dice pronta anche a votare la sfiducia al governo se verrà modificato l'articolo 18. Questo duello nel duello è ancor più avvincente, se possibile, e getta ancora più ombre sulla qualità del rapporto tra i membri del Pd. Ma Renzi non sembra vederci nulla di strano a doversi confrontare con una minoranza interna al suo partito ed è intenzionato ad andare avanti. Non si dice spaventato neanche davanti alla possibilità di #sciopero generale, paventata dalla Camusso. La piazza, appunto, non può fermare il paese. Ma la contestazione è forte, e la guerra è solo all'inizio.

#Matteo Renzi