Per TFR (trattamento di fine rapporto) intendiamo una buonuscita economica che viene riconosciuta al dipendente una volta concluso il rapporto di lavoro con l'azienda. L'idea del Governo è quella di riconoscere una sorta di anticipo mensile del TFR in busta paga già dal 1 gennaio 2015. La misura di cui si parla è pari al 50% dello stipendio lordo ripartito per le mensilità, per fare un calcolo banale il lavoratore accumula ogni anno una cifra pari a uno stipendio. Spieghiamo il tutto con un esempio.

Un dipendente che guadagna 15.000 euro lordi annuali (1.100 euro netti circa al mese) ogni anno accumula di TFR 1.100 euro.

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Facendosi liquidare il 50% di questa somma sulla busta paga l'aumento annuale sarà di 550 euro lordi, circa 45 euro mensili. Giorgio Squinzi (presidente di Confindustria), ha così commentato il probabile provvedimento: "si tratta di una manovra molto complessa. Anche Giulio Tremonti (ex ministro dell'Economia), nell'agosto del 2011 aveva ipotizzato questa stessa riforma, scartandola proprio perché troppo complicata".

Giorgio Merletti, presidente di Rete Imprese Italia, ha detto che si tratta di una misura impensabile: «Per i lavoratori il TFR è salario differito, per le imprese debito a lunga scadenza. Non si possono chiamare le imprese a indebitarsi per sostenere i consumi dei propri dipendenti. Se l'intenzione è far chiudere decine di migliaia di piccole aziende che stanno resistendo stremate alla crisi siamo di fronte alla misura perfetta».

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Corrado Passera ha dichiarato di essere felice del fatto che una loro proposta sia stata accolta da Renzi seppur ancora piena di chiaroscuri.

Il dubbio e la preoccupazione riguarda soprattutto la tassazione. Ci si chiede come verrà tassato il tfr in busta paga. I ministri dichiarano che ancora non hanno le idee chiare su come tassare il TFR in questa manovra, non c'è ancora un piano in merito. Attualmente sul TFR si paga un aliquota fiscale agevolata, più bassa di quella pagata normalmente sullo stipendio. Si vocifera che sull'anticipo di TFR si pagherà di più e questa non è una buona notizia né tantomeno una decisione etica. #Crisi economica