Torna ad accendersi il dibattito sul delicato tema dell'#amnistia e dell'#indulto. Mentre giungono le intenzioni programmatiche della politica sulla riorganizzazione della giustizia e sui provvedimenti che saranno intrapresi nel 2015, scoppiano le polemiche dopo che la trasmissione televisiva Report ha portato i problemi derivanti dall'attuale situazione di sovraffollamento carcerario nelle case degli italiani, attraverso il proprio programma televisivo. Tanto che è arrivata l'immediata risposta del Sindacato di Polizia penitenziaria Sappe, tramite le parole del suo Segretario Donato Capece sulle pagine del quotidiano "La nuova del sud", per mezzo di una lettera firmata e indirizzata alla redazione del giornale.

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Secondo il Segretario del Sappe Capece il Re è nudo: situazione nota agli addetti ai lavori

Purtroppo non c'è nulla di cui meravigliarsi secondo il Segretario del sindacato di polizia Sappe Donato Capece, visto che la situazione è ben nota tanto ai dipendenti pubblici che si trovano ad operare in tali condizioni, quanto alle associazioni civili e ai partiti minori che in questi anni si sono prodigati per migliorare le condizioni carcerarie. Anche se tra le due fazioni, per ovvi motivi, non c'è stata sempre condivisione d'intenti, l'analisi della situazione trova spesso dei punti d'incontro. Non stupisce quindi che nella sua lettera, Capece arrivi a sottolineare che ormai "il Re è nudo, ossia che il carcere così com'è concepito in Italia non serve a nulla".

Il reinserimento lavorativo resta una delle misure più efficaci per contrastare il sovraffollamento carcerario

Il problema sarebbe proprio la mancanza di un percorso utile al reinserimento in società del condannato, un elemento che è stato recentemente sottolineato anche dallo stesso Ministro Orlando quando ha spiegato che in Italia il tasso di recidiva per chi è ha commesso un crimine resta ancora troppo elevato.

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Il confronto diventa ancora più eclatante se si effettua tra coloro che hanno ottenuto la possibilità di cimentarsi in percorsi lavorativi durante la carcerazione: "il condannato che espia la pena in carcere" spiega Capece "ha un tasso di recidiva del 68,4%, contro il 19% di chi ha fruito di misure alternative e addirittura l'1% di chi è inserito nel circuito produttivo". Numeri che dovrebbero far riflettere soprattutto coloro che cavalcano il populismo penale per ottenere il favore della popolazione, spaventata dalle prospettive negative dell'economia e dal crollo del welfare assistenziale. Resta il fatto che un provvedimento di amnistia e indulto generalizzato potrebbe riuscire ad alleggerire tante strutture ormai prossime al collasso, liberando anche le risorse utili per migliorare i primi progetti di alternativa lavorativa alla carcerazione, che attualmente sono destinati solo a coloro che hanno commesso reati minori.

Come sempre, restiamo in attesa di conoscere le vostre opinioni con un commento rilasciato sul sito.

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