"Il Governo Renzi ha avviato una difficile riforma del lavoro, difficile sopratutto per la mancanza di disponibilità economiche da inserire a supporto di una operazione che non può e non deve essere solo strutturale, giuridica, ma che dovrebbe essere soprattutto detassativa per le famiglie e le aziende, operazione questa che nella crisi recessiva che subiamo da anni, diventa impossibile senza un adeguato apporto economico." Così inizia il comunicato stampa emanato dal SICEL (Sindacato Italiano - Confederazione Europea del Lavoro) a firma del Segretario generale Dario Miccheli.

"L'abrogazione dell'art. 18 della legge 300, - continua il Sindacato SICEL - è un alibi per la triplice per attaccare il Governo, in realtà quell'articolo doveva essere modificato vista la situazione che tre Governi non eletti da popolo hanno messo in campo sul mondo del lavoro, come dimenticare l'infamia degli esodati, dei lavori a contratto giornaliero e la precarietà come arma di ricatto lavorativo.

Pubblicità
Pubblicità

A quanto sopra non va dimenticata l'ignavia dei Governi di fronte alle delocalizzazioni delle fabbriche, i licenziamenti, il passaggio del personale di interi settori a cooperative di comodo, e non ultimo l'eccidio dei piccoli e medi imprenditori costretti a chiudere strangolati dalla tassazione, ma soprattutto dal mancato pagamento da parte dello Stato delle prebende dovute per i servizi erogati. Andrebbe operata una vera rivoluzione industriale e si dovrebbe nazionalizzare tutte le multinazionali che delocalizzano, mantenendo migliaia di posti di lavoro; bisognerebbe rilanciare l'agricoltura producendo una quantità sufficiente al fabbisogno nazionale restringendo le importazioni, proporre una politica diretta dallo Stato e non più dalle singole regioni, comuni e provincie dell'uso dei fondi europei che nella stragrande maggioranza vengono restituiti per mancanza di progetti da realizzare".

Pubblicità

"Non credo che questo Governo di parolai, di affabulatori e venditori di fumo senza arrosto, abbia le capacità di portare in porto questa nostra povera nave danneggiata dal tifone "crisi", manca il coraggio e la stabilità politica, ma soprattutto mancano politici di classe che siano in grado di cambiare e guidare. In questa situazione senza sbocchi, rimane solo la carta del popolo, è lui che deve trovare il coraggio, ormai, della disperazione per prendere le redini di questa nostra povera Nazione ed imporre con la forza del diritto del Popolo le riforme necessarie. Aspettiamo il popolo, lui sa quello che serve, per riprendere a navigare." Così conclude l'analisi di Dario Miccheli del Sicel.