Che si tratti di una svolta negli equilibri di potere europei, o che si tratti semplicemente di una gentile concessione da parte della Germania, fatto sta che l'Europa si apre alla flessibilità. Al via il piano Juncker di rateizzazione per le quote aggiuntive che Italia e Regno Unito, tra gli altri, devono versare all UE, in seguito alla revisione dei conti. Insomma, con la rateizzazione dei contributi si conclude di semestre di presidenza italiano.

L'obiettivo di Juncker è creare un nuovo fondo per gli investimenti strategici (Efsi) del valore di 315 miliardi di euro. Un fondo per finanziare i progetti europei e rilanciare il vecchio continente.

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Ma il punto centrale del contendere era (ed è tutt'ora) sui contributi versati dai singoli Paesi per questo fondo. Contributi che arriveranno "necessariamente in linea con la flessibilità" esistente.

"La Commissione presenterà una proposta a gennaio 2015, che il Consiglio è chiamato ad approvare entro giugno, in modo che i nuovi investimenti del piano Juncker possano essere attivati al più presto a metà 2015". La burocrazia europea, tanto criticata da Renzi e Cameron nell'ultimo vertice del Consiglio, insomma, è stata, se non sconfitta, quanto meno limitata. O così sembra dalle dichiarazioni dei due premier.

"Un primo passo, non certo l'ultimo, ma buono" ha commentato il premier Renzi. Dal Patto di stabilità, però, non si scappa. La flessibilità verrà applicata solo se, a causa di questi contributi, un Paese dovessero sforare il Patto.

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Se l'Italia, quindi, non dovesse rispettare gli accordi, ciò non impedirebbe all'UE di aprire una procedura. Flessibilità, quindi, solo se all'interno dell'austerità. Uno schiaffo in faccia quello della Merkel. "Ognuno deve fare ciò che sa fare meglio, la UE non deve fare tutto. Il patto di stabilità va rispettato pienamente perchè dà fiducia agli attori internazionali". E sempre di fiducia, anche con un occhio un po' diverso, si parla al di fuori della Germania. Draghi afferma che questi provvedimenti accrescono la fiducia nell'Eurozona. E che la Bce appoggia quanto proposto da Juncker. #Unione Europea

Investimenti europei per progetti europei. Soldi di tutti, ma dati in maniera flessibile. Di certo non si può parlare di rivoluzione europea, ma finalmente si inizia a respirare un'aria comune. Un'aria europea. Insomma, dimostrateci una volta per tutte che questa Europa ha ancora motivo di esistere.