In Grecia oggi è una giornata storica: chiamate alle urne poco meno di 10 milioni di persone, per il paese è un'occasione preziosa per risollevarsi da una stagione difficilissima, segnata dalla recessione, da pensioni che non riescono a superare i 400 euro, famiglie che hanno perso il 40% del potere d'acquisto, sperequazioni sociali profondissime che dividono in due, con una cesoia affilatissima, una popolazione che non conosce più da tempo la classe media, grande vittima sacrificale della crisi nello stato ellenico. Alexis Tsipras, leader del partito di sinistra Syriza, durante la campagna elettorale, ha fatto molte promesse: aumento delle pensioni a 750 euro, abolizione della tassazione sulla casa, garanzia di un reddito minimo sociale, elettricità gratis per chi non possa disporne con i propri mezzi, assistenza sanitaria estesa a tutti, anche ai disoccupati.

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Per mantenere le promesse, pare che ci vorranno intorno agli 11 miliardi di euro: dove e come Tsipras troverà questi soldi è ancora un mistero, ma la Grecia ha bisogno disperatamente di lui, per poter ricominciare a sperare.

E, stando a quanto emerge dai primi exit poll (i risultati definitivi verranno comunicati intorno alla mezzanotte, ora greca), i Greci gli avrebbero dato piena fiducia: secondo i dati finora raccolti, il suo partito registrerebbe tra il 35,5 % e il 39,5%, con una forbice molto ampia, dunque, tra primo e secondo partito, ossia Nea Demokratia, di Adonis Samaras, il premier conservatore uscente, che al momento starebbe oscillando tra il 23% e il 27%. E, benché la vittoria di Tsipras fosse prevista dagli analisti, nessuno si era sbilanciato a tal punto da profetizzare uno stacco di ben 12 punti.

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Se la percentuale risultasse confermata, Tsipras avrebbe un totale di seggi compreso tra i 156 e i 158 e, quindi, riuscirebbe a governare con la maggioranza assoluta, per la quale sono necessari 151 seggi. Al terzo posto (tra il 6,4 e l'8%) Potami ("il fiume"), partito di sinistra che, in un'eventuale coalizione, diventerebbe alleato di Tsipras, e al quarto posto, con una percentuale compresa tra 5,7% e il 6%, 4% il partito di estrema destra Alba Dorata.

La vittoria di Syriza è la prima risposta concreta nell'intera Europa alla politica del rigore. Il futuro premier del paese intende combattere per la rinegoziazione del debito e per l'avviamento di dure trattative con i creditori internazionali. «Nel secondo dopoguerra, la Germania era in ginocchio e parte del suo debito venne cancellato. Solo in questo modo riuscì a risollevarsi dalla profonda crisi economica e sociale che l'affliggeva. Perché non dovrebbe essere così anche per la Grecia?», ha osservato Tsipras proprio qualche giorno fa. #Elezioni politiche #Unione Europea