Tsipras è il grande favorito alla vittoria alla prossime elezioni in Grecia e questo mette in apprensione la politica e la finanza internazionale, infatti ha ripetutamente dichiarato con forza che in caso di vittoria del suo partito è pronto a ridiscutere gli accordi sul debito greco. La necessaria riduzione del debito greco sarà al centro dell'attenzione nei prossimi mesi, qualunque sia il vincitore nelle elezioni di domenica 25 gennaio. Una prospettiva che lascia perplessi i rappresentanti europei. Lo scenario di esclusione della Grecia dalla zona euro è riemersa recentemente nei dibattiti, ed è considerata una situazione improbabile da molti specialisti. Tuttavia, lasciando aperta la possibilità di continuare ad aiutare la Grecia e aumentare i finanziamenti del suo debito, resta aperta la questione della sostenibilità del debito che ha raggiunto il 170 per cento del PIL (prodotto interno lordo) nel 2014.


Il leader della sinistra radicale Syriza, Alexis Tsipras, avrebbe, in caso di una sua elezione, promesso la fine dell'austerità confidando in una ristrutturazione del debito. Una posizione che allarma alcune capitali europee. Atene sopravvive dal 2010 grazie ad un'infusione di crediti da parte della finanza internazionale la cui decisione era di concedere prestiti per circa 240 miliardi di euro in cambio di una austerity radicale. La maggior parte del debito greco è detenuto da paesi al di fuori dell'area dell'euro, direttamente o tramite l'EFSF (Fondo europeo di stabilità finanziaria). "La Grecia dovrebbe essere in grado di onorare i propri contratti", ha avvertito ripetutamente Wolfgang Schäuble, il ministro delle finanze tedesco. Alexander Stubb, primo ministro finlandese, ha detto che avrebbe impedito qualsiasi tentativo di liquidare il debito greco. Idea ipotizzata da vari economisti convinti che "il debito è così alto che il governo non sarà in grado di continuare a garantire il rimborso", dice l'economista professor Paul de Grauwe (London School Economics).
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