Da adesso le coltivazioni di organismi geneticamente modificati (fino ad ora relegate al solo 0,7% di tutto il coltivato in UE) potranno espandersi anche nel vecchio continente. A fare da deterrente all'ingresso ci sarebbe la possibilità, per ogni singolo Stato, di scegliere se consentire o meno l'entrata in patria delle multinazionali Biotech (come la famosa Monsanto, americana, per adesso presente solo in territorio spagnolo). La norma in questione, ideata dalla Commissione Junker e sostenuta strenuamente sia da PPE che PSE (sinistra e destra alla maggioranza, PD e PDL per quanto riguarda l'Italia) è stata però criticata aspramente dal gruppo della Sinistra Unita (GUE),dai Verdi Europei e dal MoVimento 5 Stelle. Fuori dalla politica le critiche più pesanti sono arrivate dal Presidio SlowFood e da Greenpeace.

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Scappatoie legali, poca chiarezza e normativa nebulosa: ecco cosa c'è che non va.

Sulla carta sembrerebbe una norma più che equa in cui anche chi ideologicamente è contrario a qualcosa di modificato geneticamente può aver modo di non permetterne la diffusione nel proprio Paese (attualmente gli unici paesi UE dichiaratamente a favore degli OGM sono Spagna e Regno Unito). Purtroppo però la norma sembra nascondere delle insidie per gli Stati che vorrebbero dire NO agli OGM sui loro territori. I parlamentari del Movimento 5 Stelle (EEFD), Eleonora Evi, Piernicola Pedicini, Marco Zullo e Marco Affronte nel motivare il loro voto contrario denunciano il fatto che le multinazionali hanno ancora troppa voce in capitolo, esse infatti vengono coinvolte in una fase del processo d'autorizzazione ed a livello giuridico le motivazioni del rifiuto previste dalla nuova norma sono troppo deboli ed in quanto tali potrebbero venire facilmente impugnate dalle multinazionali che trascinerebbero con facilità i Governi contrari in tribunale, cercando di vincere la causa e poter ugualmente entrare nel Paese 'di forza' con i loro prodotti.

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Ciliegina sulla torta: la mancanza di una forma di tutela nel malaugurato caso in cui le colture OGM producano danni ambientali o contaminino altre colture, magari anche biologiche, limitrofe. I 5 Stelle puntano poi il dito sull'Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ovvero l'organo scientifico centrale della UE alla quale le multinazionali biotech si devono rivolgere quando fanno domanda per entrare con le loro coltivazioni. L'EFSA deve fornire un parere positivo o negativo alla Commissione Europea che poi può decidere il da farsi. I 5 Stelle ricordano come finora l'EFSA non abbia mai fornito alla Commissione un parere contrario ad una domanda e come al suo interno si siano già verificati numerosi casi di sliding doors (porte girevoli), ovvero di scienziati precedentemente dipendenti di una azienda biotech che per qualche mese vanno a lavorare presso l'EFSA per poi tornare in azienda. Veri e propri conflitti di interesse insomma che minerebbero l'obiettività del parere scientifico sulla base del quale poi l'UE va a decidere se utilizzare o meno l'OGM in questione.

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Un passo avanti, sicuro, ma per chi? E' proprio il caso di dirlo: lo scopriremo solo...Mangiando. #Tutela ambientale #M5S