Il 5 gennaio scorso, alcuni parlamentari del Pd e M5S hanno posto al ministro della giustizia Andrea Orlando un interrogazione in relazione ad un progetto che prevede lo svolgimento dell'attività lavorativa nelle carceri italiane e la ristrutturazione con conseguente nuova gestione delle cucine affidato, in questi ultimi anni, alle cooperative sociali. Cosa chiedono questi deputati? Solamente la possibilità di proseguire col progetto sin qui in atto dato che una recente circolare ministeriale prevede il ritorno della gestione delle cucine penitenziarie all'amministrazione dei penitenziari stessi. In questa interrogazione si legge che 'nel 2003 è stata avviata una sperimentazione su un progetto di promozione dell'attività lavorativa in dieci carceri italiane con l'affidamento della gestione delle cucine a delle cooperative sociali'.

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Questo per formare a livello professionale i detenuti, assunti con retribuzione dalle predette cooperative. Il progetto sarà finanziato inizialmente dal dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e poi, dal 2009, dalla Cassa ammende. Il rinnovo del progetto avviene annualmente e i risultati, al momento, sono molto positivi con produzione di pasti di qualità e la nascita di vere imprenditorialità. Si chiede, così, di continuare nel progetto sin qui avviato'.

Già l'anno scorso Giovanni Tamburino, l'allora direttore del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, dopo aver parlato con i direttori dei dieci istituti coinvolti aveva evidenziato la positività di questo progetto chiedendo di continuare su questa strada, anzi rendendo strutturale questa norma ed applicandola ad altre carceri.

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Invece, il mese scorso, una circolare del ministero prorogava il progetto fino al 15 gennaio 2015, con il successivo passaggio della gestione delle mense direttamente all'amministrazione penitenziaria. Questa decisione preoccupa e non poco il mondo politico e sociale che guarda con molto interesse al reinserimento dei detenuti nella vita di tutti i giorni fornendo loro anche la possibilità di imparare una professione da poter utilizzare al termine della detenzione, abbattendo il rischio della recidività dei soggetti coinvolti.



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