In seguito alla mancata scelta del Capo dello Stato, la popolazione greca è stata chiamata alle urne e domenica 25 gennaio ha espresso il suo diritto di voto premiando il partito che alla sua nascita era stato paragonato al Movimento 5 Stelle del nostro Beppe Grillo. Una vittoria schiacciante quella registrata stavolta dalla sinistra radicale ellenica, dato che tre anni fa il partito di Tsipras era arrivato solo al 16,77% (nella prima tornata elettorale del 2012) e successivamente al 26,89% (nella seconda tornata elettorale che ebbe luogo nello stesso anno). Si tratta, però, di un trionfo che non permetterà al vincitore di governare in assoluta autonomia, poiché non ha raggiunto (per una manciata di voti) la soglia indispensabile per avere una maggioranza netta in Parlamento.

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Sarà interessante, a questo punto, capire come si muoverà l'ex leader de "L'altra Europa", chiamato a riportare la speranza in un Paese fra i più colpiti dalla crisi economica del versante meridionale del Vecchio Continente. Con un debito pubblico di circa 330 miliardi e una disoccupazione record assestatasi attorno al 27,5%, la Grecia è pronta a dare battaglia ai vertici europei per fermare una politica d'austerità che la sta mettendo in ginocchio soprattutto dal punto di vista finanziario e il vincitore avrà il suo bel da fare per riportare in alto il reddito medio delle famiglie elleniche, passato da circa 30 mila euro l'anno nel periodo precedente alla crisi a circa 27 mila euro in media nel periodo attuale.

Due i dati di rilievo che emergono da queste elezioni greche: l'astensionismo si è confermato, come al solito, il primo partito con il 40% della popolazione che ha deciso di non andare a votare e un'altra bella fetta che invece confida in Alba Dorata, che un po' a sorpresa raggiunge il podio con il 6,30% di preferenze.

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Dati, insomma, che fanno riflettere e che disegnano un panorama da incubo in quello che fino a qualche tempo fa era un Paese forte economicamente, ricco di storia, turismo e cultura, dilaniato al suo interno da politiche d'austerità che lo hanno fatto scivolare nell'oblio di un debito pubblico insanabile.