Nei giorni scorsi sia il ministro degli #Esteri Paolo Gentiloni sia il ministro della Difesa Roberta Pinotti hanno dichiarato che a breve l'Italia dichiarerà guerra alla Libia. La scelta, che per costituzione spetterebbe al Parlamento e non al Governo è stata annunciata anche dallo stesso premier Matteo Renzi. Ieri sera al Tg1, il premier italiano ha dichiarato di aver riferito all'Unione Europea che "non si può far finta di dormire". Oggi però Renzi ha allontanato la data dell'intervento armato, dicendo che "non è ancora il momento" motivando che una scelta del genere debba essere studiata e condivisa che non sia frutto di una scelta d'impulso.

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A ben vedere, la minaccia dell'Isis, non è affatto una sorpresa. Sorprende (o indigna) però chi abbia pronosticato il suo avvento: Muhammar Gheddafi. Era il 7 marzo del 2011 e in un'intervista al Corriere della Sera l'allora presidente della Libia dichiarò che presto ci sarebbe stata "una jihad di fronte nel mediterraneo" dove "si compiranno atti di pirateria" portando l' "Europa ai tempi di Barbarossa, dei pirati, e degli Ottomani che imponevano riscatti sulle navi. Sarà una crisi mondiale, una catastrofe che dal Pakistan si estenderà fino al nord Africa". "Non lo consentirò.

Gheddafi verrà ucciso dopo pochi mesi, il 20 ottobre, nel suo nascondiglio di Sirte, dove si era rifugiato a seguito degli attacchi della Nato in Libia. Chi volle la fine del regno di Gheddafi fu l'allora presidente francese Nicolas Sarkozy, che in solitaria partì per la sua crociata al dittatore libico.

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Agli attacchi francesi fecero seguito quelli della Nato a cui parteciparono Spagna, Italia, Belgio, Regno Unito, Danimarca, Norvegia, Canada Usa e Qatar. Nel giro di pochi mesi furono annientate le truppe lealiste, e furono poste le basi per quella che è doveva essere la Primavera libica.

Da quel momento in poi la Libia risulterà uno dei paesi più instabili della regione maghrebina. Uno dei più colpiti da attacchi terroristici: tra questi l'attacco al consolato Usa a Bengasi, l'11 settembre del 2012, dove perse la vita l'ambasciatore Chris Stevens.

Secondo il direttore di "Scenari Internazionali" Andrea Fais, il caos libico potrebbe esser stato ripetuto anche in Siria se la Russia e la Cina non avessero impedito attraverso il veto in Consiglio di Sicurezza dell'Onu l'attacco a Bashar al Assad, accusato di reprimere i ribelli con le armi chimiche. Deposto Assad, la Siria sarebbe stato un altro vuoto da far riempire ai terroristi islamici.

L'Italia deve cercare dei validi alleati per l'intervento armato in Libia.

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Probabile l'appoggio dei governi di Francia, Germania, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti, vista la loro dichiarazione congiunta nel condannare "fermamente tutti gli atti di violenza in Libia". Fuori dall'Europa appare possibile l'intervento degli Emirati Arabi, che sono ritenuti degli interlocutori affidabili. Chi sicuro siederà al fianco dell'Italia sarà l'Egitto, che oggi ha bombardato alcune postazioni militari dell'Isis. Complessa, invece, la situazione di Marocco, Tunisia e Algeria, che temono di aprire frange terroristiche interne.

Altrettanto difficile appare pronosticare cosa accadrà in sede del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, l'organo non esclusivo che si occupa di deliberare su eventuali interventi dei caschi blu. Oggi la Francia ha chiesto che il Consiglio di sicurezza venga riunito a breve. In Consiglio di Sicurezza basta un solo veto per impedire l'intervento. I dubbi maggiori riguardano Turchia, Russia e Cina, che in passato hanno manifestato perplessità per un intervento armato in Libia. #terrorismo