Nel mentre il Premier Renzi e il #Governo non nascondono la loro soddisfazione in conferenza stampa per l'approvazione dei decreti attuativi del Jobs Act, "provvedimento che ha l'ambizione di cambiare il mondo del lavoro" da parte delle opposizioni, anche quelle interne al Partito Democratico, piovono critiche, dissensi e bocciature. I primi a far sentire la loro voce di dissenso, sono proprio i compagni di partito del premier #Matteo Renzi, quelli della minoranza interna.

Cesare Damiano, il Presidente della commissione lavoro della Camera, è assai duro nel giudizio "Siamo di fronte a una scelta politica sbagliata e non rispettosa del dibattito parlamentare".

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A lui fa eco l'altro "dissidente" interno, esponente di spicco della minoranza PD, Piero Fassina, che stronca così l'entusiasmo del premier: "Straordinaria operazione propagandistica del governo sul lavoro" e che poi aggiunge laconico: "Oggi è il giorno atteso da anni dalla Troika". Parole pesanti che certamente lasceranno il segno e daranno vita ad un dibattito interno al partito del premier molto acceso, che si profila pesante e che probabilmente segnerà ancora di più quella frattura da tempo in atto. Sarà il jobs act "galeotto" e motivo probatorio per la scissione da tempo in aria nel Partito democratico?

E i sindacati cosa ne pensano, come reagiranno? Susanna Camusso, leader della Cgil, già sul piede di guerra? Per la Cgil di Susanna Camusso "Il Jobs act è il mantenimento delle differenze e non la lotta alla precarietà".

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Del resto, ricordiamo che la Cgil ha da sempre manifestato il proprio dissenso su tutta la politica governativa sul lavoro. Come non dimenticare lo sciopero generale indetto nel mese di dicembre che ha portato a Roma un milione di lavoratori, di disoccupati e di pensionati?

Giudizio critico ma più cauto quello della Cisl di Annamaria Furlan: "È un primo intervento solo parziale, con queste norme cambierà poco e niente". Anche per Carmelo Barbagallo, segretario Uil: "Il governo non va nella direzione giusta. Bisognava eliminare tutti i contratti di precarietà". Insomma si profila una "primavera calda" sia sul versante politico e delle alleanze sia sul versante sindacale? Quello che è certo che il Premier Matteo Renzi non si demoralizza, egli è deciso e tenacemente intenzionato a far cambiare verso ad un'Italia ferma ed indietro rispetto agli altri Paesi europei industrialmente, socialmente ed economicamente avanzati, a causa, come ha sempre affermato, di decenni di immobilismo politico e sindacale.