Era il 1983 quando il giovane Thomas Sankara prendeva il potere in Burkina Faso con un colpo di stato che portò alla creazione del Consiglio nazionale rivoluzionario. Il suo programma si caratterizzerà subito come anti-imperialista e volto al panafricanismo, rivalutando la produzione locale sia in materia agricola che di artigianato, per evitare la dipendenza dalle importazioni. Famosi saranno i suoi discorsi all'Unione Africana ed alle Nazioni Unite, quando Sankara denunciò l'ingiustizia del debito contratto dai Paesi africani nei confronti delle potenze mondiali ed in particolare degli ex colonizzatori. Solamente quattro anni dopo, "il presidente del popolo" fu ucciso da un attentato organizzato dal suo braccio destro, Blaise Compaoré, che diventerà il capo di stato del Paese dal 1987 al 2014.

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Con la deposizione di Compaoré, avvenuta lo scorso anno, sarà finalmente possibile far luce sulla misteriosa morte di Sankara. In effetti, le dinamiche non sono mai state chiarificate, visto che il medico legale che effettuò l'autopsia nel 1987 affermò che si trattasse di un decesso per cause naturali. Se in pochi hanno oramai dubbi sul coinvolgimento di Compaoré nell'omicidio, andrebbero fatte analisi più precise per quanto riguarda l'eventuale collaborazione dei Paesi occidentali, che non vedevano di buon occhio le politiche di Sankara. In particolare, si sospetta che ad orchestrare il tutto siano stati i servizi segreti francesi: il governo di Parigi, infatti, potenza coloniale in Burkina Faso (allora chiamato Alto Volta) fino all'indipendenza del 1960, aveva intenzione di continuare a mantenere i suoi privilegi grazie alle forme di neocolonialismo che già stava applicando in altre ex colonie, come la Costa d'Avorio.

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Per queste ragioni, il nuovo presidente Michel Kafando ha autorizzato, attraverso un decreto, la riesumazione della salma del "Che Guevara africano", come è stato soprannominato, confermando le intenzioni che già aveva espresso oralmente nel novembre 2014, poco dopo la sua ascesa al potere. Qualunque sia l'esito dei nuovi riscontri che verranno effettuati sul corpo di Sankara, che potranno chiarire le dinamiche della morte ma difficilmente incastrare i colpevoli, quest'uomo continua e continuerà a rappresentare un grande esempio per la gioventù burkinabé ed africana in generale. Apprezzato per la sua schiettezza e la sua volontà di rigettare i compromessi, Sankara voleva fare del Burkina Faso il "Paese degli uomini integri", un'impresa davvero difficile in un continente dove dilaga la corruzione, ma che allo stesso tempo aspetta ancora di vedere un suo successore salire al potere in uno dei tanti stati che lo compongono.