"Emailgate", non si placa lo scandalo sulle email che Hillary Clinton avrebbe nascosto tra il 2009 e il 2012, mentre era a carica di Segretario di Stato. In un apposita conferenza stampa, che si è tenuta ieri nel palazzo delle Nazioni Unite, l'ex first lady ha etichettato il suo comportamento come ingenuo e sbagliato, ma non illegale o dettato da azioni volte a celare comportamenti lesivi per l'interesse pubblico. "Non volevo portare con me più di un telefono" una delle spiegazioni. La Clinton si è detta pronta a pubblicare le email che hanno fatto scoppiare il caso, ma con riserva. Oltre alle mail personali, che la Clinton si è rifiutata di mostrare, permangono alcune zone d'ombra.

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Alcuni passaggi della conferenza non hanno convinto la stampa americana. Tra i più discussi il fitto scambio di email che la donna ha dichiarato di aver inviato al marito Bill Clinton. Ma recentemente l'ex presidente degli Stati Uniti ha recentemente dichiarato di aver inviato all'incirca due email nella sua vita.

Cancellate la metà delle mail

Durante la conferenza stampa, Hillary Clinton, ha dichiarato di aver cancellato 31,830 email delle 62,320 inviate attraverso il suo server personale durante il triennio 2009-2013. Inizialmente si era erroneamente detto che l'uso di un account di posta elettronica diverso da quello governativo fosse vietato a tutti i dipendenti federali. In realtà, come riferisce il New York Times, la legge parla soltanto di "scoraggiarne l'uso".

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Sarà una legge successiva, emanata dieci mesi dopo che la Clinton è stata nominata Segretario di Stato, a fugare ogni dubbio. Era l'Ottobre 2009 quando furono varati nuovi regolarmenti che di fatto liberalizzavano l'uso di account diversi da quelli governativi. L'importante, però, è che tutto quanto riguardasse l'interesse pubblico fosse inviato e catalogato anche ai server federali. Un po' quello che accade con le autocertificazioni. Dove vige la buona fede personale. La Clinton avrebbe dovuto solo inviarne una copia. Nessuna infrazione, se non ipotetica.

Manca qualcosa sulla strage di Bengasi?

Nessuno è in grado di dire se tra le email "private", ossia quelle che la donna ha dichiarato di aver spedito per i suoi "corsi di yoga", per "il matrimonio della figlia Chelsea" o quelle sul "funerale della madre" ci fossero altre di interesse pubblico. "Nessuno vorrebbe che le sue email private fossero pubblicate" ha dichiarato la Clinton sottolineando che nelle mail personali non ci fosse nulla di "interesse giornalistico".

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I maliziosi hanno però ricordato l'episodio del 2007, quando la Clinton era senatore di New York e accusò George W. Bush di aver usato account segreti della Casa Bianca per trasmettere intercettazioni telefoniche o segreti militari. Il senatore repubblicano del South Carolina Trey Godwine ha "parafrasato" la polemica chiedendo se ci fosse qualcosa di nascosto sull'attentato di Bengasi del 2012, dove morì l'ambasciatore Stevens. Un caso su cui l'allora segretario di Stato, è rimasta sempre molto vaga.

Ci si può fidare di Hillary Clinton?

Lo staff della Clinton ha dichiarato che invierà a breve tutte le email assiepate sul server personale, in modo da permettere l'archiviazione. In molti sostengono che la Clinton, che vede in questo momento delle serie ombre sulla sua candidatura presidenziale nel 2016, non sia riuscita a togliere ogni dubbio sulla sua indole "macchiavellica" che spesso ha fatto chiedere all'opinione pubblica americana se ci si possa fidare o meno di Hillary Clinton. #Esteri