La Russia non sta attraversando un buon periodo dal punto di vista economico. Il più esteso Paese del mondo è infatti stato duramente colpito dalle sanzioni dei Paesi occidentali, che hanno fatto seguito all'esplosione del conflitto con l'Ucraina, ma sta anche patendo particolarmente l'abbassamento del prezzo del petrolio, che rappresenta una parte fondamentale delle esportazioni russe. Questi due fattori, hanno contribuito ad una forte svalutazione della moneta nazionale della Federazione, il rublo, che ha perso circa il 50% del suo valore nell'ultimo anno.

Per far fronte alle difficoltà, ma anche per attirarsi le simpatie della popolazione in un momento così complicato con un'abile mossa populista, il presidente Vladimir Putin ha annunciato questo venerdì che si ridurrà lo stipendio del 10%.

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Ma non è tutto, perché il provvedimento preso direttamente dal capo di stato non sarà applicato solamente allo stesso inquilino del Cremilino, ma verrà esteso con le stesse modalità alle altre principali cariche pubbliche, coinvolgendo anche il primo ministro Dmitrij Medvedev, il procuratore generale Jurij Chajka, il presidente del comitato d'inchiesta Aleksandr Bastrykin, i 450 deputati della Duma (il parlamento russo) e tutti gli impiegati dell'amministrazione presidenziale e del governo. La proposta ha del resto ricevuto anche l'appoggio dei parlamentari.

Per smorzare i facili entusiasmi, però, va ricordato che meno di un anno fa, nell'aprile del 2014, lo stesso Putin aveva deciso di triplicare il proprio stipendio, dopo che nel 2013 ne aveva ricevuto uno, a suo dire, troppo basso.

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Il presidente russo si era infatti lamentato di essere destinatario di un compenso più basso di quello che spettava ad altre cariche, come quelle ministeriali, ed aveva così giustificato un aumento del suo salario di ben tre volte. In pratica, basta fare dei semplici conti matematici per capire che, anche dopo questa piccola riduzione, Putin riceverà comunque uno stipendio di 2,7 volte superiore rispetto a quello che gli è spettato nel 2013.