I grillini contestano, sbraitano e si indignano. Denunciano l'ascesa del Fascismo 2.0, quello renziano. Ma sotto sotto non vedono l'ora di andare al voto con l'Italicum. Certo, devono salvare le apparenze dell'opposizione oltranzista che si scaglia contro il renzismo in salsa boschiana, ma a ben guardare con questa legge avrebbero notevoli possibilità di spuntarla alla prossima tornata elettorale. Fu proprio la delegazione grillina, nel secondo incontro col Premier, a proporre le modifiche che, in parte, sono state apportate nell'ultima lettura al Senato e sulle quali in questi giorni la Camera è chiamata a esprimersi: premio alla lista e non alla coalizione, introduzione delle preferenze (benché nei collegi piccoli rischino di risultare ininfluenti), innalzamento della soglia per ottenere il premio di maggioranza (non il 50% di Toninelli, ma vi è stato comunque un miglioramento rispetto al 38% del Nazareno) e l'abbassamento delle soglie di sbarramento.

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A ben guardare quindi gli accorati discorsi di Montecitorio possono facilmente essere connotati come una mera recita da offrire in pasto agli elettori sui vari account social del Movimento al fine di accentuare lo scontro col Pd e con il suo Segretario. Atteggiamento che, benché rafforzi la base convintamente grillina, scoraggia la crescita nei sondaggi della creatura di Grillo e Casaleggio, dall'esterno infatti il #M5S sembra connotarsi più come una setta, piuttosto che come un partito che desidera guidare il Paese.

Il M5S, dopo il boom delle nazionali 2013, non è più riuscito a tornare a quei livelli: le europee sono state un disastro e con difficoltà sono riusciti a formare un gruppo all'Europarlamento, peraltro con la destra nazionalista di Ukip e con la decisiva partecipazione di Robert Iwaszkiewicz, eurodeputato polacco che sostiene la necessità di picchiare le donne.

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I sondaggi sono buoni, ma non roboanti. A parere di chi vi scrive si sta quindi verificando ciò che è inevitabile per un Movimento nato come contenitore di troppe anime: Salvini gli mangia i voti più a destra, Renzi si prende quelli più moderati e molti delusi si rifugiano nell'astensionismo. Inoltre il M5S è stato incapace di adattare la propria strategia al mutato contesto: il Pd e la Lega non sono più guidati da preistorici leader con una piede nella Prima Repubblica, ma da due arrembanti giovanotti che sfidano Grillo sullo stesso terreno, il terreno della novità. 

Facile quindi capire come l'Italicum rappresenti un'enorme opportunità per Grillo, non solo per rianimare il proprio Movimento, ma anche per tentare il colpaccio al prossimo giro di giostra. Raggiungere il secondo turno metterebbe in condizione il suo M5S di beneficiare di un remake del film che portò Federico Pizzarotti a conquistare Parma, la Stalingrado grillina. L'occasione è ghiotta, i grillini la colgano, il Paese può essere loro, a meno che due anni di irritante opposizione blaterando di scontrini e stipendi non rappresenti il massimo dell'aspirazione di Grillo.

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Se fosse così la loro parabola politica si avvierebbe alla conclusione, come stelle cadenti, cinque stelle cadenti. #Beppe Grillo #Matteo Renzi