C'è stato un nuovo appello di #Papa Francesco per i cristiani stamattina, il pontefice ha riferito ai fedeli questo importante messaggio: "La persecuzione di molti cristiani continua nell'indifferenza di tutti". In questo modo, con parole durissime, il papa ha denunciato l'egoismo e l'indifferenza del mondo davanti al massacro dei cristiani, che si ripercuote da più di duemila anni ancora in gran parte della terra. Questa persecuzione è stata paragonata da Bergoglio ai tre più grandi genocidi del ventesimo secolo: quello perpetrato da Stalin, quello attuato dai nazisti, ma ancora prima, il massacro messo in atto nei confronti di 1.500.000 armeni cristiani, per mano dei turchi musulmani.

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Il pontefice ha usato il termine genocidio ancora oggi a cento anni di distanza, un termine questo esecrato dal governo turco.

Una funzione religiosa dedicata alla memoria.

Nella basilica vaticana, durante la funzione religiosa, c'è stato il ricordo delle vittime della strage iniziata nell'Aprile del 1915. Le parole di Papa Francesco sono risuonate nella basilica di San Pietro davanti a migliaia di fedeli armeni, giunti a #Roma da ogni parte della terra. "Sembra che l'umanità non riesca a smettere di versare il sangue innocente" ha affermato il pontefice, invitando tutti, a partire dai governi e dalle istituzioni di tutto il mondo, al dovere della memoria, per opporsi, con responsabilità e senza compromessi, ai crimini delle persecuzioni di oggi. Nella festa dedicata alla Divina Misericordia, Papa Francesco ha anche parlato dell'abisso infinito della Misericordia di Dio, come unica strada, per poter camminare negli abissi crudeli e malvagi della storia.

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Tornando all'argomento sul genocidio armeno, importante è la frase di Francesco che può essere letta sul quotidiano on-line La Repubblica: "Quella tragedia avvenuta oramai 100 anni fa, colpì non solo il popolo armeno, ma anche caldei, greci e siri cattolici ed ortodossi. Furono uccisi sacerdoti, donne, anziani, bambini e persino malati ed indifesi". Sempre dalla Repubblica, si apprende che il governo turco si è sentito indignato per il sermone del papa ed è stato subito convocato l'ambasciatore del Vaticano Antonio Lucibello, per una protesta formale.