L'audizione del ministro degli #Esteri Paolo Gentiloni si tiene di fronte ad una platea semivuota. "Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha informato il presidente del Consiglio nella tarda serata del 22 aprile scorso che il cooperante italiano Giovanni Lo Porto aveva perso la vita a seguito di un bombardamento effettuato da velivoli americani a metà gennaio", dice il ministro cercando di ammansire i mastini presenti in aula già pronti ad addentarlo al loro turno al microfono. Resta un cono d'ombra per il tempo trascorso dal blitz all'annuncio. Si alza la polvere sul bilaterale Renzi-Obama di pochi giorni fa. Possibile che Obama non sapesse quando ha incontrato Matteo Renzi? Forse l'Italietta conta davvero poco. Gentiloni spiega che il ritardo è dovuto alle difficoltà di verifica.

L'obiettivo dell'attacco era una filiale qaedista e si ignorava che nel covo ci fossero ostaggi, un peccato dell'uso dei droni. Il 5stelle Angelo Tofalo è duro contro Gentiloni:"Oggi lei è stato di fronte a una scelta: venire a dirci la verità o dimettersi. Ha scelto di venire ad ammazzare per la seconda volta Lo Porto". La Lega con l'intervento di Barbara Saltamartini ripropone il problema della sicurezza dei cooperanti italiani nelle zone calde del Medio Oriente che mettono a rischio la propria vita ed espongono a insidie anche il governo italiano.

Droni, potenza ad alto rischio

Sugli altopiani desertici del Nuovo Messico tra Texas e Arizona c'è la fucina dove l'America affina nuove tecnologie specializzate per le operazioni contro il terrorismo globale. A pochi chilometri dal luogo in cui venne fatta esplodere per prova la prima bomba atomica, presso la base militare di Holloman, viene collaudata una nuova arma devastante: i droni, velivoli pilotati da remoto, a volte efficienti, a volte mietitori di vittime innocenti. Un drone ha una velocità di crociera di circa 300 km orari, si stabilizza a un'altitudine di 7 km e mezzo ed è generalmente armato con 4 missili teleguidati e due bombe a guida laser da 230 kg. Viene controllato da una postazione posta a decina di chilometri di distanza. Il raggio laser aggancia il bersaglio e trasmette i dati al sistema di puntamento d'arma. Dopo l'11 settembre è stato potenziato questo armamentario. Nel frattempo la CIA ha sviluppato un programma di droni parallelo a quello in dotazione delle forze armate per attaccare obiettivi in Paesi con cui gli Usa non sono in diretto conflitto. Spesso però negli attacchi sono state coinvolte persone innocenti, come nel dicembre 2013 in Yemen dove un drone fece fuoco su un convoglio di automobili in corteo nuziale. I festanti erano sembrati terroristi di Al Qaeda. Un bilancio di 12 morti e 15 feriti su cui nessuno ha espresso cordoglio. Ancora una volta la tecnologia mostra il suo volto ambiguo, lo sviluppo che non è mai gratuito.