Le tensioni tra Cina e Stati Uniti si sono spostate in mare. Ora lo scontro tra Washington e Pechino ha come motivazione la disputa delle acque territoriali del Mare cinese meridionale. Il segretario di Stato americano, John Kerry, è volato in Cina per iniziare un dialogo sulle competenze nel canale, ma le autorità cinesi non si sono rese disponibili a negoziare. La Cina vuole recuperare i progetti nella zona e non ha intenzione di cedere, convinta di battersi per "diritti legittimi da difendere".

Il viaggio di Kerry

Il principale obiettivo della visita di Kerry in Cina era ultimare i preparativi del Dialogo Strategico ed Economico tra Stati Uniti e Cina che si terrà a giugno.

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Ma il tema della disputa territoriale si è guadagnato il ruolo di protagonista dell'agenda. Dopo il viaggio di Kerry il presidente cinese visiterà gli Stati Uniti a settembre. "Penso che i rapporti tra Stati Uniti e Cina si siano mantenuti stabili in generale. Speriamo di continuare ad alimentare questa relazione ", ha dichiarato Xi a Kerry nel Grande Salone del Popolo. Queste dichiarazioni sono state fatte prima dell'arrivo di Kerry in Corea del Sud.

Soluzione diplomatica

Washington e la maggior parte dei membri dell'Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico sono per la paralizzazione dei progetti cinesi sulle isole della regione. "Siamo preoccupati per il ritmo di espansione di queste nuove terre cinesi nel mare della Cina Meridionale", ha affermato Kerry. Il Presidente ha spiegato di essere in trattativa con l'Associazione per decidere come gestire le attività marittime nella zona, ridurre le tensioni e aumentare le soluzioni diplomatiche.

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Il governo americano vuole evitare a tutti i costi una soluzione militare del conflitto.

Questione di sovranità

In un'intervista trasmessa dalla tv statale cinese CCTV, l'ambasciatore cinese a Washington, Cui Tiankai, ha affermato che l'atteggiamento degli Stati Uniti è ipocrita. La Cina è convinta di non fare marcia indietro perché è stata messa in discussione la sovranità cinese e l'integrità del suo territorio, che "è ferma come una roccia".

Crescita veloce

Il Pentagono ha diffuso un rapporto nel quale avverte che la rapida costruzione cinese di isole artificiali sulle scogliere di corallo, può comportare molti rischi geopolitici ed ambientali. Le immagini satellitari mostrano come il colosso asiatico abbia creato circa 800 ettari di terreno, di cui il 75% nei soli ultimi cinque mesi. Qualche giorno dopo la scoperta Washington ha inviato navi e arei militari nella zona marittima al centro della disputa per cercare di contenere le ambizioni cinesi.

Conflitto regionale

La Cina si trova a discutere con Filippine, Vietnam, Malesia, Brunei e Taiwan per il controllo del Mare cinese meridionale, una zona di grande valore strategico per il commercio estero, ricca in risorse naturali come petrolio, gas e pesca.

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La Cina respinge l'intromissione degli Stati Uniti perché lo ritiene un conflitto regionale.

Pacifico per tutti

Nella sua visita in Cina, Kerry ha detto che nel Pacifico c'è spazio sia per la Cina che per gli Stati Uniti. Devono comportarsi come amici, come due potenze che mantengono buoni rapporti. Secondo Andrea Pira, giornalista di China Files, il Mare meridionale cinese è ancora considerato come "il lago di casa" degli americani. Le ultime strategie della Cina rimangono sul piano politico-diplomatico: basta vedere il progetto della nuova Via della Seta e della Banca asiatica di investimento per le infrastrutture. "La comunità internazionale non può criticare la posizione della Cina perché è successo lo stesso con le Filippine e non è stato detto niente", ha spiegato Pira.

Incidenti militari

Dal punto di vista strategico, invece, le isole potrebbero garantire il traffico marittimo nel caso di un blocco. "Ma anche l'utilizzo militare di questi isolotti - continua Pira - è ancora da vedere. Dal 1979 non si sa qual è la capacità dell'esercito cinese, anche se il conflitto non arriverà a questo livello. Potrà accadere che ci siano alcuni incidenti, come è successo con le Filippine, ma la situazione sarà gestita da Washington e Pechino". #Barack Obama #Esteri