La questione carceraria e più in generale della giustizia è in una fase cruciale. Le carceri, pur essendo mediamente meno sovraffollate di qualche mese fa, ospitano ancora diverse migliaia di persone che, di fatto, avrebbero tutto quel che serve per essere rimesse in libertà. Ci riferiamo ai detenuti che stanno tutt'ora scontando le pene comminate negli anni in cui è stata in vigore la legge Fini-Giovanardi in materia di droga.

Questa prevedeva pene edittali altissime (fino a 20 anni) ridimensionate allorquando la Consulta ha dichiarato illegittima una norma che, dal 2006 per otto lunghi anni, ha prodotto quasi 30 mila detenuti.

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Il motivo per cui in molti non riescono ancora a uscire dal carcere, risiede nell'indigenza diffusa nella popolazione carceraria, dove in tanti non possono affrontare, spesso per ragioni economiche, le procedure legali finalizzate al ricalcolo delle pene.

Sarà questo uno dei temi forti che la delegazione radicale proporrà al ministro della Giustizia, Andrea Orlando, nel corso del colloquio che quest'ultimo avrà con Marco Pannella, Rita Bernardini e altri esponenti di Torre Argentina. Obiettivo dei Radicali, come testimoniato nell'ultima mozione approvata dal Comitato Nazionale di Radicali Italiani, un provvedimento di #indulto per tutti i detenuti ancora in cella o che stanno scontando pene per motivi legati alla violazione della Fini-Giovanardi. Senza contare il dato politico di un intergruppo che, su input di Benedetto Della Vedova, sta lavorando in Parlamento per portare in autunno in Aula un testo finalizzato alla legalizzazione della cannabis.

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Un obiettivo che, conoscendo Pannella e compagni, non preclude comunque la lotta più generale per l'#amnistia, l'indulto e le riforme elencate nel messaggio che Giorgio Napolitano (fatto proprio dai Radicali) inviò alle Camere. Questo, dal momento che i detenuti in carcere a causa di una legge dichiarata incostituzionale avrebbero già oggi tutto per poter uscire dai penitenziari senza passare per avvocati e procedimenti sempre onerosi.

Ciò nonostante, in rete non mancano voci di dissenso da parte di ex ristretti o parenti di detenuti che in qualche modo si sono sentiti traditi. Questo perché, a loro giudizio espresso mediante i social, limitare la questione a una tipologia di ristretti, rischia di porre in secondo piano la condizione di chi sconta pene altrettanto gravose, per reati di impatto sociale parimenti minimo, trattandosi spesso comunque di reati senza vittime. Intanto, sul versante istituzionale, l'incontro di oggi va ritenuto comunque prodromico a un dialogo destinato a durare almeno fino ai prossimi "Stati Generali" del pianeta giustizia e delle carceri, in programma il 19 maggio a Bollate (Milano) dove sorge un carcere modello.

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Stati Generali che Orlando ha voluto, così come l'incontro previsto per stamattina alle 11:30 in Via Arenula, a dimostrazione che qualcos'altro va prodotto al netto degli interventi già posti in essere dal governo.

Orlando, insomma, continuerà a chiedere quanto meno la consulenza dei Radicali, ritenendoli affidabili e competenti in una materia tanto complessa quanto impopolare. Ma non per questo antipopolare, per evocare una delle tante massime pannelliane.