Le elezioni inglesi non hanno mai affascinato particolarmente gli osservatori esterni: poche risse, pochi raduni di massa e sostanzialmente nessuna animosità politica. Non che ci si aspettasse molto di più dalle elezioni di un Paese con il più alto tasso di crescita dell'Unione Europea (il Fondo Monetario Internazionale stima la crescita per il 2015 al 2,7%, per il 2016 al 2,3%), un tasso di disoccupazione che è sceso dal 7,6% del 2013 al 5,4% del 2015 e un crescente afflusso di capitali stranieri. Roba che i colleghi di Bruxelles si sognano la notte.

Dunque cosa ci sarà davvero in ballo per i sudditi di Sua Maestà il 7 maggio? Probabilmente l'integrità del Regno stesso.

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I sondaggi danno un sostanziale testa a testa tra il leader conservatore e attuale Primo Ministro David Cameron e il laburista Miliband, figlio di genitori ebrei che riuscirono a sfuggire all'Olocausto. I sondaggi li danno alla pari intorno al 34% ciascuno. Fin qui nulla di strano, il Regno Unito ha una notevole tradizione bipartitica, e non bipolare. Il modello Westminster prevede, sostanzialmente, lo scontro tra le due sole famiglie politiche che oggi guidano i sondaggi. Tuttavia le prossime elezioni sono rese particolarmente interessanti dalla presenza di partiti minori: non tanto il Partito per l'Indipendenza del Regno Unito (Ukip) di Farage, che sembrava in rapida ascesa dopo le elezioni europee del 2014 e che oggi paga le sue proposte un po' troppo strong per i delicati palati British, quanto per lo Scottish National Party (Snp), che mira all'indipendenza della Scozia dal Regno Unito.

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Proprio lo strabiliante successo di quest'ultimo (dopo la sconfitta al referendum ha quadruplicato gli iscritti) potrebbe rovesciare le sorti del Regno: per molti anni la Scozia è stata una roccaforte laburista: Mildiband ha dato per scontati questi voti, ma la rimonta del Snp potrebbe costringere il partito laburista eventualmente vincitore a dover formare un Governo di coalizione proprio con gli Indipendentisti scozzesi, che vorrebbero in cambio un nuovo referendum.

Se a tutto ciò aggiungete che dall'altra parte il Primo Ministro uscente David Cameron ha promesso di indire un referendum sulla permanenza del Regno Unito nell'Unione Europea, vi rendete conto che non c'è semplicemente in gioco la definizione dell'inquilino del numero 10 di Downing Street.

Probabilmente i conservatori se la caveranno meglio di quanto pronosticato, nonostante negli ultimi mesi abbiano fatto di tutto per disboscare il loro consenso, e che il Snp risulterà ridimensionato, ma come magistralmente ha detto il giornalista David Randall per Internazionale: "anche prima che Margaret Thatcher e Silvio Berlusconi vincessero ero convinto che fossero ineleggibili, ma gli elettori non furono dello stesso avviso".

#Elezioni politiche