#Matteo Renzi torna sul tema del Ddl Scuola, nel corso della trasmissione Porta a Porta di cui è stato ospite e in cui ha trattato anche il discusso tema dell'immigrazione e del recentissimo scandalo del calcio nella Lega Pro. Il premier ha risposto alle domande di Bruno Vespa in modo non completo, consegnando una visione del tutto personale dell'intera riforma e dei suoi punti più discussi. 'Stiamo dicendo agli isnenganti' ha detto Renzi, 'Vai a comprarti un libro o a vedere un concerto o una rappresentazione teatrale.  Ti diamo una carta di 500 euro'. 'Noi stiamo mettendo più soldi su questo' ha specificato il premier.

La scuola secondo Renzi 

'Noi stiamo dicendo che una parte degli insegnanti devono accettare che è finito il tempo del 6 politico. Cioè, l'euguaglianza nella #Scuola è solo un punto di partenza. Una scuola vera è una scuola che da a tutti i ragazzi gli stessi diritti e gli pone sullo stesso piano di partenza, poi se uno è bravo, è un genio della matematica, bisogna dirli che è bravo e che deve andare avanti. 'La mobilità sociale', ha detto Renzi, 'è venuta meno. Non c'è più il famigerato ascensore sociale. E la scuola degli Stati Uniti è peggio di quella italiana, dove abbiamo certi professori fantastici, che meriterebbero la medaglia d'oro al valor civile'.

Detrazione delle scuole paritarie 

Ma alla domanda di Vespa, il presidente del Consiglio specifica che la detrazione per le scuole paritarie resta. E questo vuol dire, secondo Renzi, che 'se c'è una scuola delle suorine, noi non la chiudiamo, è chiaro che lo Stato risparmia'.

Italia superpotenza culturale 

E chiude con una premonizione ricca di pathos,degna di un film e con la quale giustifica il Ddl Scuola e in particolare il fatto che il suo Governo è quello che da 30 anni ha messo più soldi per la scuola. Dice infatti: ''L'Italia non sarà mai superpotenza della demografia, perchè non facciamo tanti figli, non sarà mai superpotenza militare perchè non siamo gli Stati Uniti, non sarà mai come la Cina a livello economico, ma possiamo essere una superpotenza a livello culturale, mettendo più soldi'.