Sono giorni caldi quelli che stanno per arrivare per il Premier #Matteo Renzi e per il suo Governo. Il 31 maggio c'è un'importante tornata elettorale con le Regionali in Veneto, Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Campania e Puglia oltre che in 1.089 comuni. Renzi, il suo Governo ed il suo Partito Democratico non arrivano in un buon periodo di forma perché non bastano i vari voti di fiducia ottenuti in Parlamento, per esempio sulla nuova Legge elettorale per fargli dormire sonni tranquilli. Ci fosse solo la pressione degli avversari di schieramento come Matteo Salvini ed i Cinque Stelle, oppure ci fossero solo le vicissitudini interne al Pd con Civati che va via e l'ala Bersaniana che critica in continuazione, sarebbe solo un piccolo danno collaterale.

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In realtà i problemi grossi arrivano dalla sentenza della Corte Costituzionale che ha tacciato di incostituzionalità il blocco della perequazione per alcune fasce di pensionati e la querelle #Scuola che da giorni tiene banco.

Sono problemi piuttosto seri, che Renzi è costretto ad affrontare in fretta e furia per non arrivare alle elezioni nella condizione di aver scontentato molti possibili elettori. Ecco perché il Premier continua a fare melina e di rimando in rimando cerca di tenere buona l'opinione pubblica. Infatti, lunedì è previsto un primo esame nel Consiglio dei ministri che metterà in agenda un primo blocco di decisioni operative sulla questione dei rimborsi ai pensionati, il cui start-up sarà rinviato sicuramente a dopo le elezioni. Al vaglio ci sono il rimborso di uno solo dei due anni in questione oppure il tetto di 3.000 euro lordi di pensione oltre il quale non ci dovrebbero essere rimborsi.

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Provvedimenti questi, che rischiano seriamente di rendere ostili al Governo circa sei milioni di persone oltre alle loro famiglie. Infatti il blocco per gli aumenti voluti dalla Fornero ha toccato una platea di circa sei milioni di pensionati. Stesso situazione per la questione della riforma della scuola, altra patata bollente in mano al Premier.

Tra i punti caldi in studio per il ddl scuola, punti contestati dal personale scolastico che ha scioperato e minaccia di rifarlo ancora, c'è sicuramente l'accentramento dei poteri del preside a cui verrà data la possibilità di chiamata diretta degli insegnanti scelti in un albo organico. Poi le 500 euro di bonus annuale agli insegnanti come rimborso spese di miglioramento per gli insegnanti che sembra vadano a sostituire gli scatti di anzianità. Poi ci sono i tagli alla scuola pubblica e gli stanziamenti per quella privata, il no ai supplenti, l'assunzione di 40.000 precari al posto dei 100.000 promessi ed i criteri di valutazione cui saranno sottoposti gli insegnanti.

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Per il ddl scuola il voto definitivo dovrebbe essere previsto per il 20 maggio salvo probabili rinvii perché anche qui il rischio è di inimicarsi parte del personale scolastico. Insomma brutto momento per il Governo che deve stare attento al fuoco amico, al fuoco nemico e ad eventuali autogol su decreti da approvare che stanno a cuore a milioni di italiani e che gli avversari politici possono sfruttare per metterlo in difficoltà alle urne. #Pensioni