Viviamo nell'era della tecnologia, della comunicazione, della globalizzazione. Eppure la fame nel mondo era e resta un triste problema presente in gran parte del Pianeta. #Papa Francesco, parlando in Vaticano alla platea composta dai delegati Fao, in un discorso politico (a tratti polemico) ha voluto tracciare la strada per un cambiamento repentino del sistema. A finire sul banco degli imputati, le multinazionali imperanti sul mercato. Colossi che, con risorse infinite a disposizione, chiudono ogni sorta di opportunità ai piccoli produttori dell'agroalimentare. L'accesso al cibo necessario alla sussistenza dei popoli, non sarà garantito senza il capovolgimento dell'approccio che ha guidato sino ad oggi la solidarietà internazionale.

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Expo Milano 2015 opportunità importante

"Nutrire il Pianeta, energia per la vita". Il tema centrale dell'evento percorre, in buona sostanza, i punti cardine di un progetto orientato alla sostenibilità ambientale: il consumo più consapevole del cibo, l'abbattimento degli sprechi alimentari, il cambiamento degli stili di vita, l'utilizzo di fonti di energia non invasive. Elementi toccati dal Pontefice e addirittura superati da una priorità: fornire agli affamati non direttamente il cibo, ma incentivando le produzioni locali con strumenti ad hoc. Un obiettivo raggiungibile attraverso un sostegno allo sviluppo agricolo, specie nelle aree del Sud del mondo dove i grandi gruppi sottraggono "terra e acqua" agli stessi affamati. Regalare derrate di cibo può far superare la crisi alimentare solo nell'immediato e apre la strada alle speculazioni.

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L'impegno di Slow Food buono, pulito e giusto

"In Italia sta crescendo l'attenzione verso questi temi" ha affermato Gaeteano Pascale, presidente di Slow Food Italia. È l'atteggiamento delle aziende a non essere mutato nel tempo. "Le multinazionali - ha spiegato - continuano a dettar legge favorite da un vuoto normativo". È su questo aspetto che i governi sono chiamati a rispondere delle loro colpe: "Fino a quando non si consentirà ai piccolo produttori di avere un accesso al mercato più agevole, debellare la fame resterà una sfida difficile da vincere". "Sono 500 milioni le aziende agricole nel mondo - ha sottolineato Pascale - e le popolazioni che non hanno accesso al cibo risiedono nei territori dove operano i grandi gruppi internazionali". Poteri che quest'ultimi esercitano anche a danno dei consumatori più fortunati: "Se non è possibile leggere sull'etichetta dei prodotti informazioni importanti, la consapevolezza alla scelta viene meno e saremo catturati dall'offerta più forte".

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Gli orti in Africa e le risposte da cercare a Expo

L'associazione Slow Food si è resa protagonista di una sfida ambiziosa quanto simbolica: coltivare diecimila orti in Africa per affermare un modello produttivo che parte dalla biodiversità, da un'agricoltura sostenibile, capace di garantire reddito a chi lavora. "Se diciamo che c'è bisogno di ridurre la fame nel mondo - ha detto il presidente Pascale - non possiamo solo dar da mangiare, ma dobbiamo fornire gli strumenti per produrre cibo. Le politiche di assistenza non hanno più motivo di esistere oggi, anche perché sono sempre e solo i grandi gruppi a trarne vantaggio". "Far mangiare le persone in modo buono pulito e giusto - ha aggiunto - è diventata una priorità per le future generazioni". L'occasione per far breccia nella cultura al consumo può arrivare, perché no, anche da Expo: "Non è un Luna Park ma uno spazio nel quale i visitatori, guidati dalla curiosità, potranno meditare sui sistemi alimentari planetari del presente e su quelli dell'immediato futuro". #Governo