Renzi 6,5: sembra una follia, ma nonostante abbia vinto 5-2 (10-2 da quando è Segretario del Partito Democratico) il premier non può festeggiare. Il suo 40,8% non c'è più e il Pd retrocede sempre più verso i confini bersaniani del 2013. La scelta di De Luca lo ha fatto vincere in Campania, ma ha infastidito molti elettori delle altre 7 Regioni. In Liguria la sconfitta è solo parzialmente attribuibile alla divisione operata da Pastorino e Cofferati, visto che anche sommando i voti della Paita con quelli della lista a sinistra del Pd si sarebbe configurata una situazione ingovernabile. In Veneto è tracollo puro, nonostante il Jobs Act gli imprenditori del nord-est gli hanno voltato le spalle.

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In Umbria vince ma con una sofferenza impossibi da pronosticare in una delle Regioni più rosse d'Italia. Rimane il favorito, soprattutto con l'Italicum, ma è ora di ragionare sull'aleatorietà del progetto di Partito della Nazione.

Berlusconi 6: prende la sufficienza per essersi preso la Liguria, ma la lista di Forza Italia non è l'azionista di maggioranza della coalizione di Toti, che deve molto alla Lega. In Puglia si fa addirittura superare dalla lista di Fitto. Decantare il suo de profundis non ha mai portato bene ai suoi avversari, ma questa volta rimane in vita perchè Salvini non decide di staccargli la spina.

Grillo 7,5: andando a vedere i numeri ha perso quasi 900 mila voti rispetto alle elezioni delle 2013 e 560 mila rispetto alle europee, ma il fatto che il gap col Pd sia calato lo riabilita a sfidante di Renzi, soprattutto con l'Italicum. E' nella posizione ideale, può sbraitare contro i Partiti senza prendersi la responsabilità di governare (e quindi la possibilità di deludere).

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Mezzo punto in meno per la porta chiusa in faccia ad Emiliano per la guida dell'Assessorato all'Ambiente. Forse i pentastellati dovrebbero cogliere le opportunità che si presentatano. #vinciamopoi?

Salvini 8: è il trionfatore della tornata elettorale, capolavoro in Veneto, decisivo in Liguria, soprendente in Toscana con il Prof. Borghi. Lampeggia con i suoi abbaglianti Grillo per la seconda posizione, che con l'Italicum vuol dire ballottaggio. Al Sud non sfonda ed è ora che ragioni su una lista unica con Berlusconi per essere competitivo anche a livello nazionale. Ha resuscitato un Partito devastato dalle lauree comprate a Tirana e dai diamanti, chapeau. Evergreen.

Alfano 4,5: da Mentana si atteggia a leader dal carisma perduto, ma prende meno voti di quelli utili alla nomina di rappresentante di classe. Sa che con la fine del governo finisce la sua carriera. Mezzo punto in più per il suo 2 in Liguria decisivo per governare.

Minoranza Pd 4: riescono effettivamente a far perdere la Paita in Liguria. Contenti loro...

SEL 2: non pervenuti.

#Matteo Renzi #Matteo Salvini #Elezioni Amministrative