Domenica 5 luglio i greci andranno a votare per il referendum indetto nei giorni scorsi. Il quesito che si troveranno davanti sarà il seguente: "Deve essere accettato il piano di compromesso proposto dalla commissione europea, dal Fmi e la #bce del 26 maggio 2015?" Si tratta di accettare nuovi tagli alle pensioni, una dura riforma fiscale, tagli alle spese militari, privatizzazioni e liberalizzazioni del mercato del lavoro. Un piano di austerity, in pratica, che divide il Paese; il governo di Alexis Tsipras si è ufficialmente schierato a favore del no. E ciò lo si evince anche dalla struttura della scheda referendaria: l'"Oki" ( il no) è messo in bella evidenza, mentre il " Nai" (sì), più defilato.

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Cerchiamo adesso di capire quali sarebbero le conseguenze se vincesse o l'una o l'altra ipotesi.

Se a prevalere fosse il No, che comunque, secondo i sondaggi parte svantaggiato, la situazione sarebbe complicata. Il controllo dei capitali, a quel punto, diventa permanente, banche aperte ma con limiti al ritiro depositi. Ci sarebbe il default entro il 20 luglio e Grexit ad un passo. La Bce sospende i prestiti di emergenza e la nuova valuta sarebbe inevitabile; in quanto le banche risulterebbero a secco.

Se a prevalere fosse il Sì, che secondo i sondaggi è attualmente al 57%, avremmo più opzioni. Intanto il governo potrebbe dimettersi, viste le dichiarazioni inequivocabili di Tsipras: "rispetterò la volontà dell'elettorato, ma non sono un uomo per tutte le stagioni".

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Le elezioni ci sarebbero nel giro di un mese. A quel punto un nuovo Parlamento potrebbe accettare l'accordo e firmarlo. Oppure, Tsipras non si dimette, ma forma una nuova coalizione e decide di firmare l'accordo. Così la Grecia si accorderebbe sul prestito dell'Unione il Default sarebbe evitato.

Questi sono i possibili scenari che potrebbero aprirsi dopo il voto di domenica. L'attesa è alta in tutti i Paesi, non solo dell'Europa. Anche dalla Cina è arrivato sostegno e l'augurio che Atene resti nell'Euro. D'altronde i mercati hanno registrato un lunedì nero, con perdite un po' ovunque, e con Milano la peggiore: meno 5,17%. Dal risultato delle urne, l'attuale premier greco si aspetta forza per poter negoziare, e ripone fiducia nella decisione che prenderanno i propri connazionali. Al di la dei sondaggi (il 70% vuole rimanere nell'Euro) il risultato resta incerto e solo lunedì prossimo ne sapremo di più sul futuro del Paese ellenico e di tutta Europa. #Crisi economica #Unione Europea